07/06/2009

John Ford, padre di Ombre Rosse, non era fascista

di Paolo Collo, http://domani.arcoiris.tv/?p=312#more-312

Trentatre articoli di Javier Marías pubblicati nel corso degli ultimi anni su rivista - come “Nosferatu” o “Nickel Odeon e immagini dei film di Jean Renoir e di John Ford, di Billy Wilder e Vincent Minnelli, di Hitchcock, di Capra, di Tarantino e di Chaplin. E poi le pagine dedicate agli attori preferiti: Cary Grant, Jerry Lewis, James Steward, Robert Mitchum, Audrey Hepburn, Jayne Mansfield, Shirley MacLaine, Maureen O’Hara, Paul Newman, Sean Connery, Michael Caine…

Pochi, in realtà, i titoli italiani. Plaude, tra gli altri, Tutti a casa di Comencini, I complessi e I mostri di Dino Risi, e Un maledetto imbroglio di Germi, ma definisce “sopravvalutato” Fellini e “manierato” Antonioni. Oppure ricorda un pessimo film del 1961 (Madame Sans-Gêne) interpretato da Sofia Loren, unicamente per la generosa, indimenticabile scollatura della suddetta. Dopodiché, durante un soggiorno romano, si va a comprare i dvd di “alcuni brutti film di colui che è stato forse il più grande comico europeo, Totò”.

Pagine bellissime sono poi quelle dedicate ai registi che Marías ritiene i più grandi. Innanzi tutto John Ford, “il miglior regista della storia”, per anni stupidamente accusato dai “critici europei stalinisti” - quelli che sostenevano che il whisky è di destra e il vino rosso di sinistra… - di essere “fascista e militarista”. Veniva condannato senza nemmeno guardare i suoi film, e per dargli del reazionario “bastava che in essi comparisse l’esercito e ci fossero indiani morti”.

Poi l’Orson Welles del Falstaff, e Mankievicz de Il fantasma e la signora Muir. E ancora: l’ Hitchcock di Intrigo internazionale, Peckinpah del Mucchio selvaggio e  Billy Wilder de L’appartamento.

Come ha scritto Miguel Marías - fratello del nostro e critico cinematografico - “Quando Javier scrive di cinema non è né il romanziere né l’omonima persona che pubblica i suoi articoli sui giornali e che commenta quanto accade intorno a lui, ma un personaggio intermedio [...] Le sue pagine dedicate al cinema sono essenzialmente letterarie, ma non vogliono raccontare di nuovo la storia e nemmeno la sminuzzano nei particolari; Javier non è propriamente quel che oggi si definisce un ‘critico cinematografico’, ma sa molto bene che nel cinema, come del resto in letteratura, non è così importante ciò che si racconta, ma il modo di raccontarlo, di affrontarlo, di svilupparlo”.

Un piacevolissimo libro con un unico neo: peccato che alla fine non ci sia un indice dei film citati.

Paolo Collo (Torino, 1950) ha lavorato per oltre trentacinque anni in Einaudi, di cui è tutt'ora consulente. Ha collaborato al supplemento "Tuttolibri" della "Stampa"; ora scrive per "Repubblica". E' curatore scientifico di diverse manifestazioni culturali a Torino, Milano, Cuneo, Ivrea, Trieste. Ha tradotto e curato testi di molti autori, tra cui Borges, Soriano, Rulfo, Amado, Saramago, Pessoa.

12:01 Scritto da: borgosotto in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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