10/01/2010

Quell'«indu-panteista» di Avatar

Fonte: http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=2032

Il 15 gennaio in Italia il kolossal di Cameron. E negli Usa si accende il dibattito: quale credo sottende al film?

Sta battendo ogni record di incassi, avendo superato, in poche settimane di proiezione il miliardo di dollari di ricavi, 352 milioni negli Usa, 670 milioni nel mondo. Stiamo parlando di “Avatar”, il kolossal dal costo di 300 milioni di dollari che la critica – Steven Spielberg in testa – ha dichiarato il film del decennio, visti gli effetti speciali in tre dimensioni.

Ma la pellicola di James Cameron (regista di Titanic) ha fatto discutere, e molto, anche per il suo rapporto con la religione. La domanda potrebbe suonare così: di quale religione è Avatar?


A dar fuoco alle polveri è stato il commentatore di religious affairs del New York Times, Ross Douthat, che dalle colonne del quotidiano liberal l’estate scorsa aveva promosso a pieni voti la «Caritas in veritate» di Benedetto XVI.

Secondo Douthat, Avatar presenta “un’apologia del panteismo, una fede che rende Dio uguale alla Natura, e chiama l’umanità ad una comunione religiosa con il mondo naturale”. Il commentatore del NYT ricorda come questa visione religiosa sia una sorta di cavallo di battaglia dell’Hollywood più recente, come dimostrano i casi di “Balla coi lupi” di Kevin Kostern, “Il Re Leone” e “Pocahontas” della Walt Disney, nonché la saga di “Guerre Stellari” di George Lucas.

Per Douthat la scelta panteista di Cameron, e dell’industria cinematografica Usa in generale, continua su questa strada perché “milioni di americani vi hanno risposto in maniera positiva”. E come riconosceva già nell’Ottocento il filosofo francese Alexis de Tocqueville, “il credo americano nell’essenziale unità del genere umano ci porta ad annullare ogni distinzione nella creazione. Il panteismo apre la strada ad un’esperienza del divino per la gente che non si sente a proprio agio con la prospettiva scritturistica delle religioni monoteistiche”.

Ma all’editorialista del “New York Times” hanno replicato – e aggiunto la loro – diversi osservatori.

Sul cliccatissimo giornale online Huffington Post Jay Michaelson ha corretto l’interpretazione di panteismo per “Avatar”, parlando invece di “visione unitaria dell’Essere”. “I panteisti non pregano, i pan-essenzialisti sì, come avviene in Avatar”, suona la precisazione di Michaelson.

Un’altra interpretazione ancora viene dal blog politicsdaily.com, a firma di Jeffrey Weiss, che invece ha de-teologicizzato l’opera di Cameron, affibiandole invece la qualifica di “allegoria di carattere neurologico, non teologico”: “Il film tende a fare in modo che lo spettatore pensi al modo in cui vuole trattare le persone con cui vive, i valori e le abitudini diverse dalle proprie”.

Dall’Oriente arrivano invece interpretazioni ancora più "teologiche" di Avatar. Infatti il quotidiano Hindustan Times ha ospitato una recensione in cui riconosce che i personaggi alieni che abitano Pandora “respirano l’aria non come gli uomini e sono di colore blu, non molto diversi dalle immagini popolari di Shiva”, una delle principali divinità induiste.

A dar man forte all’interpretazione indù del kolossal – che in pratica si sposa bene con la visione panteista del New York Times – è anche il sito di Hinduism Today, in un articolo dal titolo che più chiaro non si può: “Il nuovo film Avatar getta luce su una parola indù”.Scrive l’articolista: “La teologia indù elenca 10 tipi di avatar. Le origini di questa parola vengono dal sanscrito dei sacri testi indù ed è un termine per gli esseri divini mandati a ristabilire la divinità sulla Terra”.

Il sito dà voce a un fedele induista, Anil Dandona: “Il modo in cui la parola avatar viene usata nel film non è una distorsione della mia fede. È appropriato. Noi crediamo nell’Essere Supremo mandato presso gli uomini per creare la giustizia. Questi messaggeri di Dio prendono forme umani, ma hanno qualità divine”.

E il cristianesimo, è completamente assente da “Avatar”?

Mark Silk, sul blog SpiritualPolitics, rintraccia il nome “cristiano” di un personaggio del film, quello interpretato dalla nota attrice Sigourney Weaver, Grace Augustine, che per Silk fanno riferimento al Santo di Ippona e al concetto cristiano di “grazia”. Sarà Grace a spiegare al protagonista, l’ex marine Jake Sully, i significati nascosti del mondo di Avatar, come quello di “rinascere due volte”, che Silk rilegge cristianamente secondo il dettato evangelico dei “born again”. “Per questo – conclude il blogger di SpiritualPolitics – è possibile affermare che Cameron ha unito la vecchia teologia cristiana della grazia e della redenzione alla sua parabola anti-imperialista”.

Il dibattito, come si vede, è più aperto che mai. 

P.s. Sul suo blog Mille Orienti l'indianista Marco Restelli dedica un interessante approfondimento al termine Avatar. Clicca qui per leggere

10:46 Scritto da: borgosotto in cinema e tv | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Ecco la nostra recensione da New York! Cameron balla con gli Avatar http://svel.to/lw

Scritto da: nuok | 11/01/2010

cari amici, grazie di aver citato il mio blog MilleOrienti. L'occasione mi è gradita perché mi ha portato a scoprire questo blog, davvero interessante.
Teniamoci in contatto. Un cordiale saluto
Marco Restelli

Scritto da: Marco Restelli | 02/02/2010

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