29/10/2011

Scolastico ritratto di signora

Il Festival internazionale del film di Roma si è aperto con il film di Luc Besson su Aung San Suu Kyi

 
La scelta di aprire la sesta edizione del Festival internazionale del film di Roma con una pellicola impegnata, The Lady di Luc Besson, che racconta la storia della leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, è sicuramente da apprezzare: anche questo è un modo per tenere alta l’attenzione sul delicato e attualissimo tema dei diritti umani. E se la pellicola — che nella serata di giovedì 27 ottobre ha dato il via ufficiale alla kermesse dopo essere stata presentata in prima mondiale al festival di Toronto — non colpisce dal punto di vista prettamente cinematografico, l’auspicio è che comunque abbia successo in sala a prescindere dalle sue qualità. E le premesse non mancano, visti gli applausi calorosi che l’hanno accolta, più tiepidi quelli mattutini della critica, calorosi quelli del pubblico, toccato dalla vicenda di questa donna all’apparenza fragile ma in realtà coraggiosa e determinata nella sua lotta pacifica contro il regime militare al potere dal 1988 in Myanmar, l’allora Birmania.

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28/10/2011

UNA SEPARAZIONE/ Tra famiglie ed equilibri, un film sul difficile compito di diventare grandi

UNA SEPARAZIONE/ Tra famiglie ed equilibri, un film sul difficile compito di diventare grandidi Maria Luisa Bellucci, 27.10.11, http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Me...

Una separazione sarebbe potuto essere un film retorico sulla guerra, i diritti civili, la censura o la religione. Uno di quelli che scendono in campo a pugno alzato, gridando contro l’indifferenza del mondo occidentale verso la realtà mediorientale. Asghar Farhadi, invece, dirige una pellicola sottile e acuta nel raccontare la realtà iraniana contemporanea. Dipingendo un quadro realistico e disarmante agli occhi di chi, come noi, è abituato a raccogliere stralci di Storia maledetta provenienti da quei luoghi così lontani. Il tutto, partendo da un tema, quello della separazione. Di Nader e di sua moglie Simin dalla propria terra. Un sogno che Simin vede ormai realizzato grazie al visto che hanno ottenuto dopo tanta fatica, una porta aperta verso un futuro migliore per loro e per la figlia undicenne Tarmeh. Perché lì, in Iran, non c’è nessuna salvezza.

Simin e Nader sono, a loro modo, due facce della stessa medaglia. L’anelito alla conquista di una vita diversa, finalmente libera, secondo gli occhi di Simin. La necessità di non abbandonare la propria casa perché richiamato dai doveri di un figlio verso un padre malato di Alzheimer, Nader. E alla fine vince Nader. I documenti per l’espatrio diventano carta straccia. Ma la frattura tra moglie e marito diventa insanabile. Una separazione. Quella definitiva, la più dolorosa. Che porta Simin a lasciare casa per trasferirsi, seppur a pochi isolati di distanza da Nader e Tarmeh, dai suoi genitori, conquistando una fetta della propria libertà. Anche se a caro prezzo. Perché dentro i suoi bagagli non ci sono solo libri e vestiti, ma soprattutto la miccia che innesca una serie di drammatici eventi a catena che trasformano il film in un impegnativo intreccio di azioni e reazioni, in fuga e al tempo stesso alla ricerca di una verità faticosa - in quanto decisiva anche nelle conseguenze - da scovare.

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26/10/2011

Il cardinale in viaggio nelle notti di Gerusalemme

di Ferruccio De Bortoli, Corriere della Sera, 25.10.11

Scritti pastorali e spirituali di Carlo Maria Martini: le certezze della fede e le domande del mondo. 

Gerusalemme è per Carlo Maria Martini la città della devozione e della speranza. Una meta cercata per un'intera vita. Il luogo della storia, del mistero e della profezia. Lasciando Milano, il cardinale disse che avrebbe scelto di vivere solo lì la quarta stagione della sua esistenza. Quarta non per una suggestione biblica, come potremmo tutti immaginare, ma per il fascino struggente esercitato su di lui da un proverbio indiano ricordato nelle Età della vita. Nella prima parte della vita si studia, nella seconda si insegna, nella terza si riflette. E nella quarta? Nella quarta si mendica. Si chiede con pietà, si cerca con fatica e sofferenza. La profonda condizione dell'uomo contemporaneo è tutta racchiusa in questo verbo, mendicare, la cui portata è semplicemente rivoluzionaria. Abbiamo bisogno degli altri, dell'attenzione, della cura e dell'amore degli altri. Abbiamo bisogno di Dio. E di cercarlo. Effatà. Apriti! Il mendicante Martini ci ricorda nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in un Meridiano Mondadori, che siamo pellegrini ogni giorno, forestieri in ogni luogo, nomadi che ogni mattina levano la loro tenda per piantarla la sera da un'altra parte. Il cammino della fede è però rivolto a un solo luogo, che è insieme «acqua, luce, montagna, gioia, sposa...». Martini a Gerusalemme vi è rimasto solo qualche anno.

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25/10/2011

«Shakespeare? Cattolico, i critici si rassegnino»

Shakespearedi Antonio Giuliano, 22.10.11, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-shakespear...

Cattolico o non cattolico, questo è il problema, verrebbe da dire parafrasando il suo Amleto. In realtà la tesi che da anni ormai vuole il grande William Shakespeare (1564-1616) fedele della Chiesa di Roma oggi è molto più di un’ipotesi. La conferma arriva da un sorprendente numero di libri pubblicati di recente. E se perfino un popolare autore laico inglese come Peter Ackroyd lo ammette nel suo Shakespeare. Una biografia (Neri Pozza), convincente e ben ponderato è l’ultimo volume dell’anglista Elisabetta Sala L’enigma di Shakespeare. Cortigiano o dissidente? (Ares). L’autrice che già in Elisabetta la Sanguinaria (Ares) aveva brillantemente smascherato la propaganda che circonda l’epoca elisabettiana, mette in luce la dissidenza del drammaturgo e i suoi rapporti con i cattolici perseguitati dalla regina.

Chi non ha mai avuto dubbi amletici sul cattolicesimo di Shakespeare e da anni si batte contro una certa critica ancora diffidente è Peter Milward, gesuita inglese docente di Letteratura inglese alla Sophia University di Tokyo, massimo esperto della religiosità del Bardo. «È un’ipotesi che sostengo ormai dal 1973, quando pubblicai il mio primo libro Shakespeare’s Religious Background. Oggi per fortuna sono tanti i libri che rilanciano questo tema, ma c’è ancora un certo pregiudizio accademico che è duro a morire».

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23/10/2011

Perché il «prossimo tuo» ha rivoluzionato la fede

La svolta del Vangelo: anche il nemico va amato
di Massimo Cacciari, Corriere della Sera 22.10.11

È necessario iniziare dai testi decisivi in cui risuona il mandatum novum: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima e tutte le tue forze e tutta la tua mente, e amerai il prossimo tuo come te stesso» (Luca 10,27). Il verbo agapán viene usato per indicare sia l'amore che è dovuto al Theós, che quello verso il prossimo, plesios. Anche la traduzione latina, proximus, rende bene l'importanza del termine: proximus è infatti un superlativo. Non può trattarsi di un semplice «vicino». Il plesios in quanto proximus ci riguarda con una intensità che nessuna vicinanza, nessuna contingente contiguità potrebbero raggiungere. Neppure si tratta, certo, di una voce inspiegabilmente nuova, venuta da qualche misterioso altrove. Anche questo mandatum è pleroma, non katalysis della Legge, salvezza del nomos stesso nel suo radicale rinnovarsi. Il precetto del pieno rispetto dei diritti dell'ospite, così come del compagno, dell'alleato, dell'amico era stato affermato, infatti, con pieno vigore dai profeti — e tuttavia il rea‘ del Primo Patto, che i Settanta traducono per lo più con plesios, anche quando designa lo straniero, lo concepisce sempre come legato a noi, o dal simbolo dell'ospitalità, o da rapporti di reciproca fiducia, garantiti da patti e forieri di accordi utili alle parti.

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22/10/2011

Marcellino Pane E Vino - Completo

Marcellino pane e vino è un film del 1955 diretto da Ladislao Vajda, presentato in concorso all’8º Festival di Cannes.

Il protagonista del film, Pablito Calvo, all’epoca aveva solo sei anni.

Il film fu un grande successo di pubblico in Italia tanto che nel 1958 il piccolo protagonista recitò in un film con Totò che sin dal titolo richiamava al film spagnolo (Totò e Marcellino, diretto da Antonio Musu).

Al protagonista del film è dedicata una canzone che sarà interpretata, negli anni della sua maggiore fama, da Gigliola Cinquetti, memore, come lei stessa disse, delle emozioni che il film le procurò quando, bambina di otto, nove anni, lo vide per la prima volta.

Il film è tratto dal romanzo di José María Sánchez Silva ”Marcelino Pan Y Vino“.

Continua su Wikipedia Fonte: http://www.cercoiltuovolto.it/2011/video/marcellino-pane-...

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20/10/2011

Il Cheyenne smarrito tra gli stereotipi americani

«This Must Be the Place» di Paolo Sorrentino 

di Gaetano Vallini, http://gaetanovallini.blogspot.com/2011/10/il-cheyenne-sm...

Il più acclamato dei giovani registi italiani, il Paolo Sorrentino fattosi giustamente apprezzare con Le conseguenze dell’amore, confermatosi con L’amico di famiglia e affermatosi anche all’estero con Il divo, ha deciso di sbarcare oltre oceano alla ricerca di definitiva consacrazione internazionale. Lo ha fatto scegliendosi anche un autorevole mentore, il premio Oscar Sean Penn, al quale ha affidato la parte del protagonista in This Must Be the Place, presentato a Cannes e ora nelle sale italiane. Una pellicola ambiziosa, per il suo essere girata all’americana, e perché in ultima analisi affronta un tema delicato e importante: la Shoah. Ma l’ambizione è arma a doppio taglio. Sorrentino, infatti, pur confezionando un’opera interessante, non coglie pienamente nel segno. Troppe cose restano sospese, sia nei personaggi sia nella messinscena, in una sfida forse ancora prematura e che tuttavia pare essere nelle corde del regista.
Per il suo viaggio americano il regista si affida al protagonista Cheyenne, cinquantenne ebreo, ex rock star, che nonostante abbia abbandonato la musica e le scene da vent’anni, è rimasto imprigionato nel suo personaggio: ha i capelli lunghi e corvini, copre il viso con un pallido cerone, usa rimmel e rossetto. Vive in una mega villa a Dublino, godendosi i frutti del lontano successo. Tuttavia non è felice, afflitto com’è da una noia che sembra sconfinare nella depressione. È sposato da trentacinque anni con una donna, Jane (Frances McDormand), che con la sua concretezza bilancia l’apparente spaesamento del consorte, un estraniamento dalla realtà mitigato solo dall’attenzione con cui segue un investimento in Borsa.

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19/10/2011

Così Zanzotto bussava alle porte del Paradiso

zanzottodi Giovanni Fighera, 19.10.11, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-cos-zanzot...

Si è spento Andrea Zanzotto, un poeta unico nel panorama letterario italiano novecentesco. Non appartiene, infatti, alla schiera dei tanti poeti autodidatti (cioè, per intenderci, come Saba e Quasimodo), neppure alla teoria degli intellettuali organici al potere e ai partiti, né tanto meno al gruppo di scrittori che ancora aspiravano al ruolo di poeta vate o che, al contrario, intendevano destrutturare la poesia destituendola delle sue prerogative e della sua importanza.

È un uomo che ha amato la sua terra,
rimanendo quasi per tutta la vita ancorato alle sue radici, Pieve di Soligo nel trevigiano (a parte una parentesi in Francia e in Svizzera nel Secondo dopoguerra), dove era nato nel 1921. Una laurea in Lettere a soli ventuno anni, poi l’insegnamento, l’attività di critico letterario su riviste e a trent’anni l’esordio poetico con la raccolta Dietro il paesaggio. In seguito escono tante altre sillogi: Vocativo (1957), IX Ecloghe (1962), La beltà (1968), Pasque (1973), Filò (1976), Il Galateo in bosco (1978), Fosfeni (1983), Idioma (1986), Meteo (1996), Sovrimprensioni (2001) fino ad arrivare a Conglomerati (2009) che raccoglie poesie composte tra il 2000 e il 2009. L’attraversamento dell’Ermetismo negli anni giovanili caratterizza la sua prima raccolta (Dietro il paesaggio). Se forte è l’attaccamento alla sua terra, al paesaggio, radicato è il desiderio, per usare le sue parole, di «lodare la realtà, di lodare il mondo in quanto esiste».

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Martini, sognare secondo il Concilio

Un ritratto del Cardinale tra libri, scritti, omelie, gesti, aneddoti

 

Una memoria umile e grata»: è questo lo spirito che animò, ormai dieci anni fa, l’ultima lettera pastorale del cardinal Martini alla sua diocesi di Milano.
Nell’accomiatarsi da quella chiesa cui aveva dedicato il meglio di sé durante ventidue anni di servizio pastorale, esplicitò «l’assillo quotidiano», la domanda decisiva che l’aveva accompagnato: «Ciò che sto proponendo è davvero secondo il Vangelo?». Umiltà di chi si è interrogato ogni giorno sull’essenziale del proprio ministero e gratitudine verso chi ha assecondato, accompagnato, arricchito quel lavoro quotidiano. Ma una memoria umile e grata è anche la qualità che ha guidato Aldo Maria Valli nel raccontare la Storia di un uomo (Ancora, pp. 206, e 16: un «ritratto di Carlo Maria Martini» che ridà voce all’ormai anziano cardinale, reso afono dall’implacabile morbo di Parkinson.

Valli è uno dei giornalisti che ha seguito più da vicino il cardinal Martini durante tutti gli anni del suo ministero a Milano, ed è anche un «cattolico ambrosiano», un credente che nell’accostarsi a colui che è stato per lunghi anni il «suo» pastore, ha sempre saputo conservare un prezioso e fecondo equilibrio tra il professionista al lavoro e il credente in ricerca di una conferma alla propria fede.
In questo avvincente percorso tra libri, scritti, omelie, gesti e aneddoti del cardinal Martini vi è una parola che ritorna e che il libro aiuta a cogliere nel suo significato più profondo: «sogno». Personalmente diffido di chi abusa di questo termine, come se la realtà che siamo chiamati a vivere e le responsabilità che dobbiamo assumere nei confronti di quanti ci sono accanto o verranno dopo di noi dovessero essere relegate nel mondo onirico, minacciate costantemente dall’inevitabile risveglio. Ma per il cardinal Martini il «sogno» non è questo. È, invece, un altro nome della contemplazione cristiana, è, secondo le sue stesse parole, ridestare con la riflessione e l’agire concreto «quella capacità di sognare che il Concilio aveva comunicato alla nostra Chiesa e che ci procurò tanta gioia»; è quel «mondo visto con gli occhi di Dio, con gli occhi della fede, con gli occhi della preghiera» che l’arcivescovo di Milano va a contemplare da Gerusalemme una volta terminato il suo ministero episcopale.

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18/10/2011

GUIDA AI FILM AL CINEMA (2011)

ArriettyDA NON PERDERE:

 

° CARNAGE                                                               ****     

VISTO: 8-       imperdibile (s.d.c.)

Drammatico (Fr 2011) di Roman Polanski. Con Jodie Foster

3.90 (Mym)    Consigliabile/problematico * * (Acec)

 

° THIS MUST BE THE PLACE                                  ***½

                        Consigliato (s.d.c.)

Drammatico (It 2011) di Paolo Sorrentino. Con Sean Penn

4.00 (Mym)    Consigliabile/problematico (Acec)

 

° TOMBOY                                                                ***

VISTO: 7,5    Interessante (s.d.c.)

Drammatico (FR 2011) di Céline Sciamma

3.50 (Mym)

 

° ARRIETTY. Il mondo segreto sotto il pavimento

VISTO: 7,5     imperdibile (s.d.c.)            ***½

Animazione (Giapp. 2011) di Hiromasa Yonebayashi

3.50 (Mym)

 

DA VEDERE:

 

° JANE EYRE                                                            ***

VISTO: 7+     consigliato (s.d.c.)             FILM ORO

Drammatico (GB 2011) di Cary Fukunaga

2.90 (Mym)    Consigliabile/problematico * (Acec)

 

° IL VILLAGGIO DI CARTONE                                 ***½

VISTO: 7-      mediocre (s.d.c.)

Drammatico (It 2011) di Ermanno Olmi

3.50 (Mym) Consigliabile/problematico/dibattiti * (Acec):

Tutto si svolge in interni, tra le pareti della chiesa e della sacrestia, tra le ombre che offuscano la mente e le luci che accendono il cuore. Olmi torna al cinema asciutto della meditazione e della preghiera. Come il protagonista, anche il regista è stanco, affaticato, in qualche momento meno incisivo: e il copione perde un po' lucidità. Ma la carica di spiritualità che emana dalle immagini è intatta.

VISTO: un film lento, celebrale, difficile. Non manca di poesia e di interessanti riflessioni, ma rimane poco coinvolgente. Peccato.

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