08/05/2012
La tela di De André
Avvenire, 8 maggio 2012 Luigi Ciotti
Fabrizio De André ha cantato tutta la vita per creare dei ponti, ha cantato la vita, la vita delle persone, ponendoci delle domande, degli interrogativi. Per abbattere le barriere, i pregiudizi. Per costruire un ponte fra gli inclusi e gli esclusi, tra chi sta dentro e chi sta fuori. Perché solo nella relazione si costruisce la speranza. Solo mettendosi in gioco. Pensiamo alle nostre iniziative di Libera realizzate sui terreni confiscati alle mafie. Chi l’avrebbe detto, solo qualche anno fa, che quelle terre in mano alla violenza criminale sarebbero ritornate terre di tutti, terre che danno lavoro e dignità a tanti giovani, terre coltivate a futuro? Impegno e speranza, impegno è speranza... E «dal letame nascono i fior».
Fabrizio De André ha cantato per costruire quel ponte tra noi, ci ha aiutato a entrare nella storia delle persone, a togliere le etichette e i pregiudizi, a far emergere il positivo. Ma ci ha aiutato anche a essere attenti, a cogliere il male nelle sue forme più ambigue, quando si presenta mascherato, dove meno te lo aspetti.
Una cosa comunque deve essere chiara: no alla solidarietà senza giustizia. Non basta l’accoglienza, la solidarietà, se a monte non sono garantiti i diritti, l’uguaglianza sociale. Ma è vero anche l’inverso, e Fabrizio l’ha tradotto infinite volte con stupende parole: no alla giustizia senza solidarietà, senza umanità. Tu devi rispondere delle cose che fai, però non si perda mai la prossimità, il «faccia a faccia» con le persone, l’attenzione e la speranza del cambiamento.
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05/04/2012
Lucio Dalla: il respiro dell’eternità
Jazzista di formazione iniziò a suonare il clarinetto a 13 anni. La sua produzione musicale, in mezzo secolo di attività artistica, ha attraversato numerose fasi, dalla stagione beat alla canzone d’autore, dalla lirica alla melodia. Innumerevoli i suoi brani di successo: «4 Marzo 1943», «Caruso», «Piazza grande», «Come è profondo il mare», «Futura»... Personalità eclettica e profonda ha sempre confessato la sua fede cristiana, ha musicato i salmi, ha cantato davanti a due Papi: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. È morto improvvisamente a 69 anni il primo marzo 2012. L’ intervista risale al 14 dicembre 2008.
C’è un brano del suo lunghissimo repertorio di canzoni che s’intitola «Inri». Cos’è, una preghiera?
«Sì, una preghiera a Gesù, il quale conosce anche le tentazioni. È Dio e uomo. La sua grandezza è l’avere scelto la situazione più lontana dal suo essere Dio, condividendo con un atto di generosità estrema la più comune sorte umana, quale è la morte».
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14/03/2012
Music Visions lancia "Beside You", un video musicale che celebra la maternità
Al via il progetto nato dalla collaborazione con Radio Catholic and Television Network e Aiuto alla Chiesa che Soffre
ROMA, venerdì, 9 marzo 2012 (ZENIT.org)
Debutta, oggi, Music Visions, un progetto no-profit che produce video musicali orientati a valori che cercano di costruire una cultura della vita, intrattenere e ispirare le generazioni future, formato da un team di professionisti appassionati di musica e desiderosi di dare visibilità a nuovi artisti, con un messaggio positivo di fede, di gioia e di speranza.
Il debutto ufficiale avverrà con il lancio di "Beside You", un video musicale celebra la gioia della maternità. Girato a Roma, scritto ed interpretato da Mario Maneri e dagli attori Giulia Perelli e Gian Marco Tavani, il video musicale è diretto da Manuel de Teffé, direttore e fondatore di Music Visions che spiega le motivazioni alla base dell'iniziativa.
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08/03/2012
"Cos'è l'amore?" la domanda ricorrente di Lucio Dalla...
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05/03/2012
Ricordando Lucio Dalla: Vito Mancuso, Roberto Vecchioni, Paolo e Vittorio Taviani a "Che tempo che fa"
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04/03/2012
Ricordo di Lucio Dalla. Davanti al regista più grande
di Giampaolo Mattei, L'Osservatore Romano, 1.3.12
È stato spudoratamente se stesso, nel bene e nel male, in un’epoca in cui si cerca di apparire e basta, prima ancora di essere. Lucio Dalla - scomparso improvvisamente in Svizzera nella mattina di giovedì 1° marzo, all’età di 69 anni - fa parte di una generazione di artisti che sembra non lasciare eredi. Non sono in molti ad avere la stessa voglia di cercare la verità, magari anche sbagliando strada. Ma cercarla distillando la proprie zone segrete per condividerle con la gente. Non lo conoscevo così bene da poter tracciare un suo profilo. Sicuramente in queste ore quanti gli sono stati vicini, e con lui hanno collaborato, possono contribuire, in modo più preciso, a ricordarlo come merita. Nel mio piccolo posso però condividere qualche ricordo. Di Dalla porto sempre con me due lampi spirituali. Il primo ha come cornice il sagrato di una chiesa di Bologna.
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02/03/2012
Ricordando Lucio Dalla
http://pietrevive.blogspot.com/
- Dal sito dei Francescani
- Il ricordo di FAMIGLIA CRISTIANA
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Lucio Dalla, l'artista col tarlo della bellezza
di Walter Muto, 1.3.12, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-lucio-dall...
Riprendiamo da "Tracce" un ricordo di Lucio Dalla, il popolare cantautore stroncato da un attacco cardiaco a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava per una serie di concerti. Il prossimo 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni.
Ricevo al volo la notizia e non ho neanche tempo di metabolizzare, che mi ritrovo a buttare giù, altrettanto al volo, queste brevi note. È morto Lucio Dalla, senza preavviso, all’improvviso, veloce come lo scat con cui amava intervallare il suo cantato, canticchiando sillabe immaginarie alla maniera del jazz. Non ho il tempo - nè la voglia - di fare ricerche e scrivere quello che scriveranno tutti, enumerando successi, ricordando l’ultima apparizione televisiva di qualche giorno fa a Sanremo, ricordando che fra solo tre giorni avrebbe festeggiato il 69esimo compleanno. Nè sono stato abbastanza in contatto con lui - come per esempio l’amico Davide Rondoni - da poterne tratteggiare un ricordo personale.
E allora parlerò della musica, che è sempre stata tutta la sua vita, sul filo del ricordo. Lucio Dalla era un artista a tutto tondo, pianista, autore delle sue canzoni, clarinettista, musicista completo. Questo sì, bisogna dirlo: ha scritto bellissime canzoni, attraversando mezzo secolo in cui molte cose sono cambiate molto velocemente. E lui stesso ha sperimentato un numero incredibile di trasformazioni, gettandosi via via nel genere musicale che lo interessava di più e rendendolo il territorio in cui cacciare, andare a scovare le sue incredibili e bellissime melodie. La sua fervida inventiva lo ha reso autore di eccezionale spessore, capace di coniugare parole e musica in un’alchimia le cui regole sono conosciute solo dai grandissimi.
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26/02/2012
Whitney Houston, un destino di gloria e autodistruzione
Marinella Venegoni, 13.2.12, http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/...
Era come un film già scritto. Un film che senz’altro, a breve, qualcuno girerà. Perché niente è più misterioso della tragedia scatenata dai meccanismi della mente umana, e Whitney Houston in quanto a misteri era una campionessa. Come può, una ragazza solare e bellissima che canta il gospel accanto alla mamma nella chiesa evangelica e finisce diva; come può la cugina di Dionne Warwick, la figlioccia di Aretha Franklin, al culmine di una carriera incantata trasformarsi quasi di botto in una tossica impenitente e scatarrante, rauca e senza fiato né più note, maleodorante ed erratica, a cui nessuno è più in grado di dare una mano? La sceneggiatura del destino, ha voluto che se ne andasse ancora relativamente giovane ma in pieno viale del tramonto, a pochi metri e a poche ore dallo show che il suo scopritore, Clive Davis, dedica ogni anno a festeggiare i grandi e i nuovi talenti nell’imminenza dei premi Grammy.
Lei era lì, come sempre, a fingere di voler ancora cantare: perché Clive Davis era stato l’unico a credere di poterla salvare, e tre anni fa era riuscito perfino a farle concludere l’estenuante lavoro per l’ultimo album, I Look to You, che avrebbe potuto almeno arginare la singolare deriva di questa drop out di lusso, se solo lei fosse riuscita a tenere dritta la barra della propria depressione.
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17/02/2012
Sanremo 2012 - Eugenio FINARDI - "E tu lo chiami Dio"
Come lui la pensa anche Luigi Nicolae, 17 anni. «Mio nonno mi ha insegnato a suonare il violino a 8 anni, e ora che frequento il Conservatorio piange dalla felicità. A 12 anni suonavo per strada, ma non è vergognoso: se hai bisogno, è sempre meglio che rubare. Vorrei diventare orchestrale alla Scala, ma intanto mi sto diplomando elettricista, non si sa mai». Volontà di ferro e concretezza anche per Ciprian Badeano, romeno, 22 anni e già tre figli con cui abita in un campo rom a Milano. «Sono stato notato mentre suonavo in metro – racconta – Per me è un’occasione da non perdere. Io, comunque, lavoro per mantenermi, ma ora mi aspetto tante cose belle». Il presidente del Conservatorio Arnoldo Mosca Mondadori spiega che l’obiettivo «è quello di creare un’orchestra composta da ragazzi italiani con disagio e ragazzi di tutte le etnie. Il nostro scopo è l’integrazione e Finardi ha avuto molto coraggio. E poi, io credo nella Provvidenza. A questo proposito i vostri articoli ci hanno aperto un mondo». Concorda anche don Virginio Colmegna. «È un lavoro concreto di integrazione attraverso la cultura. Finardi ha fatto da "trascinatore": noi con questa scelta non benediciamo il Festival, ma i singoli progetti».
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