08/05/2012

La tela di De André

Avvenire, 8 maggio 2012 Luigi Ciotti

Fabrizio De André ha cantato tutta la vita per creare dei ponti, ha cantato la vita, la vita delle persone, ponendoci delle domande, degli interrogativi. Per abbattere le barriere, i pregiudizi. Per costruire un ponte fra gli inclusi e gli esclusi, tra chi sta dentro e chi sta fuori. Perché solo nella relazione si costruisce la speranza. Solo mettendosi in gioco. Pensiamo alle nostre iniziative di Libera realizzate sui terreni confiscati alle mafie. Chi l’avrebbe detto, solo qualche anno fa, che quelle terre in mano alla violenza criminale sarebbero ritornate terre di tutti, terre che danno lavoro e dignità a tanti giovani, terre coltivate a futuro? Impegno e speranza, impegno è speranza... E «dal letame nascono i fior».

Fabrizio De André ha cantato per costruire quel ponte tra noi, ci ha aiutato a entrare nella storia delle persone, a togliere le etichette e i pregiudizi, a far emergere il positivo. Ma ci ha aiutato anche a essere attenti, a cogliere il male nelle sue forme più ambigue, quando si presenta mascherato, dove meno te lo aspetti.

Una cosa comunque deve essere chiara: no alla solidarietà senza giustizia. Non basta l’accoglienza, la solidarietà, se a monte non sono garantiti i diritti, l’uguaglianza sociale. Ma è vero anche l’inverso, e Fabrizio l’ha tradotto infinite volte con stupende parole: no alla giustizia senza solidarietà, senza umanità. Tu devi rispondere delle cose che fai, però non si perda mai la prossimità, il «faccia a faccia» con le persone, l’attenzione e la speranza del cambiamento.

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07/05/2012

La letteratura e l'Assoluto: Le donne di Harumi Setouchi, monaca scrittrice

Alla scoperta dell'autrice nipponica, premiata in patria con il Premio Tanizaki (1992) e in Italia con il Nonino (2006), celebre per aver tradotto dal giapponese antico al moderno “La storia di Genji”

di Paolo Pegoraro, http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=...

Che donna, Harumi Setouchi. La singolare scrittrice giapponese – divenuta monaca buddhista con il nome di “Jakucho” – nonostante gli 89 anni si è presentata poche ore fa davanti alla sede del ministero dell’Industria di Tokyo per domandare la definitiva chiusura della centrale nucleare di Oi. Pronta a protestare con lo sciopero della fame. «Non posso lasciare il Giappone nelle condizioni di oggi alla nuova generazione», ha spiegato la monaca-scrittrice, aggiungendo di non aver mai visto il suo Paese in condizioni peggiori nella sua lunga vita.

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24/04/2012

Natuzza Evolo - La Via della Croce

Speciale del TG1 prodotto da Rai Vaticano 10/apr/2012

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20/04/2012

Antonia Arslan: l’ultima lezione

«Verso sera per le strade deserte / passa un carro cigolando. / Un cavallo sauro lo tira, dietro / cammina un soldato ubriaco. // È la bara dei massacrati che va / al cimitero degli Armeni. Il sole al tramonto distende / sul carro una sindone d’oro». Sono versi del poeta Daniel Varujan (1884-1915), arrestato a Costantinopoli la notte tra il 23 e il 24 aprile durante la sevkiyet, la deportazione armena del 1915. Varujan è anche la porta attraverso cui la scrittrice Antonia Arslan, traducendolo in italiano, ha riscoperto le proprie radici. Il secondo passo è stato svolgere dare voce agli scampati del genocidio che l’ideologia dei Giovani Turchi scatenò contro l’etnia armena. Infine, con l’addensarsi dei ricordi, sono maturati i romanzi. Prima La masseria delle allodole, oltre 30 edizioni, portato sul grande schermo dai fratelli Taviani; poi La strada di Smirne, che va nella stessa direzione. L’ultima fatica è Il libro di Mush (Skira 2012), emblematica storia di due donne che, durante il Metz Yeghérn (“Grande Male”) del 1915, traggono in salvo un antico volume miniato di oltre 20kg. Una zavorra che intralcia la fuga, tanto ingombrante quanto irrinunciabile: ecco cos’è la Memoria.

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19/04/2012

Ernesto Balducci, un maestro da riscoprire

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ernesto-balduc...

Pubblichiamo la prefazione di don Andrea Gallo a "Siate ragionevoli chiedete l’impossibile" di Ernesto Balducci (Chiarelettere).

di don Andrea Gallo

Ernesto Balducci è stato uno straordinario testimone del Vangelo e credo che più che un personaggio da commemorare, a vent’anni dalla morte, sia un uomo da ascoltare e da studiare.

Sono stato sul monte Amiata, a Santa Fiora (Grosseto), il paese dove padre Balducci è nato nel 1922, e ho fatto il percorso dalla Badia Fiesolana a Santa Fiora come un pellegrinaggio. È proprio a Santa Fiora che avviene la «svolta antropologica», l’affermazione della centralità dell’essere umano e insieme la necessità di una vera e propria riconversione del nostro modo di pensare e di agire. Questa è una terra straordinaria, dove è ancora viva la memoria di David Lazzaretti, il «profeta dell’Amiata» ucciso nel 1878 dalla Guardia regia, come quella dei martiri fucilati durante la Resistenza mentre difendevano le miniere in cui lavoravano, minacciate dall’esercito tedesco in ritirata. «Quando più alto in me si fa il fastidio morale per questo mondo – scrive Balducci –, mi capita di tornare a quegli anni lontani, in quella piccola scuola invasa dalla tramontana, dove l’ideologia della prepotenza cercava di corromperci. Non c’è riuscita. Ma mentre Eraldo, Mauro, Luigi e gli altri hanno pagato con la vita… io, noi sopravvissuti, che andiamo facendo?»

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18/04/2012

FESTA MGS 2011 - Alessandro D'Avenia

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16/04/2012

Il mistero cristiano di Michail Bulgakov

Mikail Bulgakovdi Adriano Dell'Asta, 10.4.12, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-il-mistero...

Anticipiamo questo articolo tratto dal numero in uscita de  "La Nuova Europa", il bimestrale della Fondazione Russia Cristiana.

Michail Afanasevic Bulgakov nasce a Kiev il 3 maggio 1891 in una famiglia profondamente unita e ospitale, sempre aperta a tutti, dove si cantava e si suonava, dove la mamma era una regina luminosa e il padre era un punto di riferimento pacificante. Afanasij Bulgakov era professore di storia della teologia occidentale (esperto in anglicanesimo) all’accademia teologica di Kiev; è attraverso questa famiglia e gli amici del padre che Bulgakov conosce il cristianesimo; e anche quando la fede verrà scossa o sembrerà scomparire, la memoria di questa atmosfera e di questa gente resterà. (...) 

Bulgakov non fa studi di carattere letterario, filosofico o teologico, studia medicina e diventa medico, esercitando anche la professione nei primi anni. Le esperienze di questo periodo sono conservate nei Ricordi di un giovane medico, dove tra le tante cose che il giovane scrittore ci trasmette ne ricordiamo due in particolare; innanzitutto che, per quanto i libri siano fondamentali, non ci trasmettono mai sino in fondo quella che è la vita nella sua completezza: «La mia ferita non assomigliava a nessun disegno», deve constatare sconsolato il giovane medico, così come altrove, deve ammettere che, nella realtà e dalla realtà, si impara che c’è qualcosa che nessun libro può insegnare: «Dalle parole staccate, dalle frasi lasciate in tronco, dai brevi cenni buttati là di sfuggita imparai la cosa più indispensabile, che non c’è in nessun libro». La seconda cosa che il giovane medico impara sul campo è che da solo non può salvare questa vita sorprendente; il suo compito come medico è esattamente questo, salvare la vita, ma, a differenza di quanto credono molti, conquistati dalle nuove potenzialità della scienza, lui non si fa nessuna illusione: è sempre lui e soltanto lui che deve mettersi in gioco e prendere le decisioni ultime, ma da solo non può fare nulla. (...)

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05/04/2012

Lucio Dalla: il respiro dell’eternità

Avvenire 4.4.12

Jazzista di formazione iniziò a suonare il clarinetto a 13 anni. La sua produzione musicale, in mezzo secolo di attività artistica, ha attraversato numerose fasi, dalla stagione beat alla canzone d’autore, dalla lirica alla melodia. Innumerevoli i suoi brani di successo: «4 Marzo 1943», «Caruso», «Piazza grande», «Come è profondo il mare», «Futura»... Personalità eclettica e profonda ha sempre confessato la sua fede cristiana, ha musicato i salmi, ha cantato davanti a due Papi: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. È morto improvvisamente a 69 anni il primo marzo 2012. L’ intervista risale al 14 dicembre 2008.

C’è un brano del suo lunghissimo repertorio di canzoni che s’intitola «Inri». Cos’è, una preghiera?
«Sì, una preghiera a Gesù, il quale conosce anche le tentazioni. È Dio e uomo. La sua grandezza è l’avere scelto la situazione più lontana dal suo essere Dio, condividendo con un atto di generosità estrema la più comune sorte umana, quale è la morte».

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02/04/2012

«Il sogno americano passa attraverso Dio»

kirk Camerondi Raffaella Frullone, 30.3.12, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-il-sogno-a...

La generazione degli Ottanta, specialmente le ragazzine, se lo ricorda recitare nella serie di cult “Genitori in blue jeans”, nei panni di Mike Seaver, adolescente turbolento con poca voglia di studiare e molta di stare con gli amici e le ragazze. A distanza di quasi trent’anni ha conservato il fascino e il portamento da protagonista, ma gira per gli Stati Uniti a parlare di Gesù, a ragazzi coetanei di chi guardava la serie Tv che lo ha reso famoso, e oggi presenta un film che destinato a ribadire un messaggio chiave per i giovani americani.

Il titolo è Monumental, in search of American treasure e racconta la storia di un uomo e una donna che rischiano tutto per la propria libertà, un film in cui si intrecciano fede e avventura, che racconta la vita politica degli Stati Uniti attraverso le esperienze dei propri leader, una storia di speranza che racconta la strada percorsa da Cameron da quei blue jeans che lo hanno consacrato come idolo delle ragazzine ad una scelta di vita diventata missione per l’evangelizzazione.

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29/03/2012

Frankl: un orientamento umanistico-esistenziale per una maturazione integrale

Anniversario della nascita del fondatore della logoterapia e analisi esistenziale

di Eugenio Fizzotti, 24 marzo 2012 (ZENIT.org).

Nato a Vienna il 26 marzo 1902 e morto nell’ospedale della stessa città il 2 settembre 1997, il neurologo e psichiatra austriaco Viktor E. Frankl teorizzò negli anni ’30 e vide confermato negli anni di prigionia vissuti nei campi di concentramento nazisti dal 1942 al 1945 l’approccio psicoterapeutico conosciuto in tutto il mondo come “logoterapia e analisi esistenziale”.

Una posizione ben espressa è nel suo libro Uno psicologo nei lager (Ares, Milano, 2011, 21ª edizione), dove racconta le sue osservazioni sulla forza di volontà dimostrata da coloro che erano riusciti a trovare un senso alla loro esistenza pur nella disumana crudeltà dei campi di concentramento.

Triplice è il punto di partenza della vi­sione antropologica di Viktor E. Frankl:

1) l’uomo è fondamentalmente libero, non perché non è sottoposto ad alcun condi­zionamento di carattere biologico, psicolo­gico, sociologico, culturale, religioso, ma perché conserva sempre la radicale possibilità di prendere un atteggiamento nei confron­ti dei condizionamenti;

2) l’uomo non cer­ca, come motivazione primaria del suo agi­re, la soddisfazione del piacere (come vie­ne rilevato dalla psicoanalisi di Freud) o quella del potere (come è sostenuto dalla psicologia individuale di Adler), ma piuttosto è guidato da una volontà di signi­ficato (e in questa prospettiva la pa­rola greca logos viene interpretata come si­gnificato della vita), che si manifesta in una continua tensione tra la realtà esistenziale in cui si trova a vivere e il mondo dei valo­ri che gli si presenta come appello e come sfida;

3) la vita dell’uomo conserva sempre un suo significato, nonostante le limitazio­ni dovute all’età, alla salute, alla sofferen­za, ai fallimenti nel campo professionale o affettivo. Di conseguenza, agli appelli del­la vita si risponde non solo realizzando i va­lori di creazione (il lavoro, l’attività, l’im­pegno politico), o i valori di esperienza (l’a­more, la musica, l’arte), ma soprattutto i valori di atteggiamento in situazioni-limite quali la sofferenza inevitabile, la colpa, la morte.

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