20/02/2012

Quel Paradiso un po' meno molleggiato

di Giorgio Bernardelli | 16 febbraio 2012, http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=747 

Al netto di tutte le altre stupidaggini di Sanremo, e spernacchiato come si merita Celentano, non è che la domanda su come raccontare l'Aldilà potremmo porcela sul serio?

Sul caso Celentano Vino Nuovo ha già dato in anticipo: basta rileggere quanto scriveva Gerolamo Fazzini il 2 febbraio. E anche dopo il monologo dell'altra sera crediamo che ben poco si possa aggiungere a quanto altre voci ben più autorevoli delle nostre hanno detto ieri riguardo alla vergogna di sfruttare un palco del genere per insultare e pretendere di ridurre al silenzio due voci come Avvenire e Famiglia Cristiana.

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06/09/2011

ROMERO. VOCE DEI SENZA VOCE (VIDEO)

Documentario sulla vita di Oscar Arnulfo Romero
ROMERO.
VOCE DEI SENZA VOCE
Il documentario ha già vinto il premio come miglior documentario storico all’ "International Film Festival" in California ed è stato selezionato per la 28° edizione del “Festival de Cine de Bogotà” (2011) e per il “BIF& ST Bari International Fim& TV Festival 2011”
Il 24 marzo del 1980 Romero viene brutalmente assassinato mentre celebra messa. Per il popolo diviene un santo il giorno stesso del suo assassinio, eppure la sua causa di beatificazione, iniziata nel 1997, non si è ancora conclusa. Una figura controversa che ha suscitato - e continua a suscitare – grande polemica. Non si iscrisse mai ad alcun partito, eppure fu accusato di essere marxista. Non aderì mai alla Teologia della Liberazione, ma ne è considerato un’icona. Oscar Arnulfo Romero, il vescovo cattolico di San Salvador, nel teatro quotidiano di violenza del suo paese, decise di non tacere e di prendere una posizione netta contro l’ingiustizia sociale e ogni forma di abuso militare e politico.

Guarda il video trasmesso dalla RAI il 27.08.2011:

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03/06/2011

La preghiera laica di Bobbio

Di Marco Roncalli, Avvenire, 3.6.11,  http://www.avvenire.it/Cultura/La+preghiera+laica+di+Bobb...

«Caro Peyretti, sono qui in questo bel paesetto del cuneese in casa di amici […]. Mi sono portato qui un fascio di lettere alle quali non avevo mai risposto. Ce n’è una sua del 22 maggio scorso. Non prego, se per preghiera s’intende invocare aiuto, o peggio benefici, o premi, o salvezza in situazioni difficili. Ma se per preghiera s’intende, come dice lei, 'apertura verso il mistero che ci avvolge', prego anch’io come tanti altri. Ma è preghiera, questa? La preghiera implica che ci sia qualcuno che ascolta. La preghiera non può essere soltanto riflessione interiore sul mio destino, sul male, sulla origine e la fine delle cose, una riflessione in cui nessuno mi ascolta, e che rivolgo soltanto a me stesso...».

Così, da Valdieri, Norberto Bobbio, il 25 luglio 1990, all’ex allievo che aveva aperto un articolo sulla preghiera riprendendo una sua frase, «Io non prego», e continuandolo con un’altra frase bobbiana condivisa dal cardinale Carlo Maria Martini, e cioè: «La differenza più importante non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa ai grandi interrogativi dell’esistenza». «Il dolore non ci ferisce soltanto, ma anche stimola le nostre risorse spirituali più profonde per affrontarlo e viverlo all’altezza della drammatica dignità umana. Il ricordo e la permanente compagnia interiore di Sua moglie l’aiuteranno e Le daranno forza. Io che oso far conto su risorse non soltanto umane, quando la nostra vita si imbatte nei suoi limiti (non solo quelli temporali), e nei suoi più drammatici interrogativi, Le dico che prego Dio per Lei e per la cara Signora. Lo intenda almeno come intenzione di partecipazione profonda e affezionata, aperta sul mistero che ci circonda». Così Enrico Peyretti a Bobbio dopo la morte della moglie Valeria.

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03/11/2010

“Sorella morte”. Viaggio di Speranza attraverso l’arte, la poesia e la musica contemporanea

Nella stanza è acceso solo il Cero pasquale, segno di Cristo Risorto 

Fermati…

Nel nome del Padre…

Deponiamo sotto l’altare i nostri orologi… 

“E’ giunto il momento di sciogliere le vele. Ho terminato la mia corsa…” (Paolo apostolo) 

Quello che c'è ciò che verrà
ciò che siamo stati
e comunque andrà
tutto si dissolverà
Nell'apparenza e nel reale
nel regno fisico o in quello astrale
tutto si dissolverà

Sulle scogliere fissavo il mare
che biancheggiava nell'oscurità
tutto si dissolverà

Bisognerà per forza
attraversare alla fine
la porta dello spavento supremo
 

Franco Battiato e Manlio Sgalambro, La porta dello spavento supremo

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02/03/2010

Da Lucifero a Wenders. Gli angeli (caduti) salvati da arte e cinema

di Armando Torno Corriere della Sera 1.3.10

Messaggeri, fanno da specchio ai sentimenti umani. Dopo l’intervento del card. Martini: ci uniscono all’infinito 

Quasi tutte le religioni ammettono degli esseri intermedi tra Dio e l’uomo, senza un corpo così come si intende sulla terra. I loro nomi alludono alla sottigliezza dell’aria. A volte costituiscono una classe composta da buoni, da cattivi o da entrambi. I latini chiamarono una simile creatura angelus, termine che deriva dal greco ánghelos, vale a dire messaggero. E tale vocabolo, utilizzato nella Bibbia dei Settanta, fu scelto dai traduttori per l’ebraico mal’akh. Ma, al di là del nome, gli angeli hanno alle spalle secoli di dispute prima di poter volare e di manifestare la loro presenza. Nella tradizione cristiana, in particolare quella apocalittica, parliamo di Lucifero, che è uno dei nomi del diavolo. Cominciò a diffondersi con i Padri della Chiesa (Tertulliano, Girolamo, Gregorio Magno) e venne desunto da un passo del profeta Isaia: « Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra signore dei popoli? » (14,12). Il modello al quale si riferiscono le parole poteva essere fenicio o babilonese; in ogni caso i Padri hanno visto nella caduta della stella del mattino (Lucifer) un riferimento al precipizio nell’inferno di Satana, un tempo il più splendente degli angeli.

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03/11/2009

Due testimonianze in memoria di Alda Merini morta il primo novembre

alda_meriniSe il capitale del poeta si chiama follia

di Claudio Toscani, L'Osservatore Romano, 2-3 novembre 2009

"Il poeta non è mai solo. È sempre accompagnato dalla meraviglia del suo pensiero". Oggi, al momento della sua scomparsa, Alda Merini non ci lascia soli, ma accompagnati dalla meraviglia della sua poesia. Nata a Milano nel 1931 esordisce a soli sedici anni, sotto l'attenta guida di Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti, ma pubblica la sua prima raccolta nel 1953 (La presenza di Orfeo), cui seguono Paura di Dio e Nozze romane (del 1955) e Tu sei Pietro (del 1961). 
Ricordo di essere entrato una sola volta nella sua casa, anni fa, come in un alveare assopito nel vigile e umoroso brusìo del caseggiato, lungo superstiti Navigli medievali, dove toni e suoni della città giungevano filtrati, fluidi, spenti. Dentro un'orgia d'oggetti nascosti come per un agguato, la sua voce "affumicata" ("c'è chi sa fare ordine e chi sa fare poesie") mi puntualizzava una consapevole e risoluta presenza nella poesia italiana del Novecento.
Moderna sibilla metropolitana, Alda Merini già dai suoi primi libri attesta vita e poesia in una sensibile trama di temi religiosi. I suoi versi stupiscono molti, da Betocchi a Pasolini, da padre Turoldo a Maria Corti, da Luciano Erba a Giovanni Raboni. Oggi il coro è unanime, ma negli anni bui degli esordi - la guerra, il lavoro nello studio di un commercialista, lo sfollamento da Milano e le stagioni da mondina a Vercelli - l'esistenza è a dir poco dura.

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27/04/2009

Quanto dista il mito dalla Bibbia

Repubblica 27.4.09
Un raffronto tra il signore di tebe e il biblico Giuseppe
I crimini di Edipo Re
di René Girard

Due "eroi" simili: ma il sovrano incestuoso è colpevole e basta mentre il figlio di Giacobbe smonta ogni inganno
L´antico testamento si oppone sempre in modo consapevole alle religioni mitologiche
Prendiamo "Caino e Abele" e "Romolo e Remo": il fratricidio è visto in modo quasi opposto

La città di Tebe è devastata dalla peste. Un oracolo religioso annuncia che il responsabile del disastro è un unico individuo che vive in città: egli ha offeso gli dei uccidendo suo padre e sposando sua madre. Si cerca il colpevole e un colpevole si trova: nientedimeno che il nuovo re. Egli non sapeva di aver commesso gli orrendi crimini che pure aveva commesso. Da bambino era stato abbandonato dai suoi genitori a causa di un oracolo, ancora, lo stesso che aveva previsto quello che più tardi sarebbe avvenuto, che cioè il bambino avrebbe un giorno ucciso suo padre e sposato sua madre. Diventato adulto, egli torna a Tebe da perfetto sconosciuto, e il vaticinio si avvera. Ancora una volta il risultato è l´espulsione di Edipo dalla sua comunità.
Esaminando questo mito da vicino, vi si scoprono alcune corrispondenze con la storia biblica di Giuseppe. Giuseppe ha dodici fratelli, Edipo nemmeno uno, ma entrambi vengono respinti dalle loro rispettive famiglie, Edipo dai genitori, Giuseppe dai fratelli. In entrambe le storie l´eroe viene espulso: prima dalla comunità a cui appartiene per diritto di nascita, poi dalla comunità che l´aveva adottato.

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15/04/2009

LE PAROLE DEL PAPA SU NIETZSCHE

Dioniso contro il Crocifisso
 
La disputa fra Dioniso e il Crocifisso ha contraddistinto la storia del pensiero del secolo scorso, segnato così profondamente da Nietzsche e Heidegger. Giustamente le parole di papa Ratzinger del Giovedì santo hanno fatto discutere, ma come i pensatori cristiani durante il ’900 si sono confrontati con l’ateismo del filosofo autore di Così parlo Zarathustra? Quel Nietzsche che ha decretato la morte della metafisica in nome però di un delirio d’onnipotenza ancora più profondo; quel Nietzsche che si esalta autodefinendosi «il nuovo destino» o scrivendo: «Solo a partire da me ci sono di nuovo speranze» (Ecce homo); quel Nietzsche che vede se stesso «assiso al letto di morte del cristianesimo», affascinato da questo spettacolo «che è riservato ai prossimi due secoli d’Europa» (Aurora) e che può soddisfatto proclamare: «Cosa sono mai ancora queste chiese, se non le tombe, i monumenti funebri di Dio?» (La gaia scienza); quel Nietzsche, infine, la cui «dottrina dell’assenza della compassione del superuomo» è sensibilmente contraddetta dalla sua biografia: come pochi altri egli dovette ricorrere alla pietà nei confronti del prossimo.

La critica cattolica al filosofo tedesco comincia con lo scrittore Giovanni Papini, che accusa il superuomo di Nietzsche di volersi sostituire all’umanità di Gesù, ma finendo per proclamare il declino e la morte dell’uomo stesso. Più profonda la riflessione operata da Emmanuel Mounier: per il fondatore del personalismo la sfida che Nietzsche porta al cristianesimo è essenziale ed egli si rammarica che i cristiani non la prendano sul serio. Nietzsche penetra come nessun altro all’interno della crisi della civiltà occidentale e dell’humus cristiano che l’ha permeata, rivela crudelmente ai credenti la loro infedeltà all’annuncio evangelico, la loro incapacità di vivere una fede vigorosa e piena. Mounier vede Nietzsche come un visionario incompreso: solo un cristianesimo all’altezza delle inquietanti domande nicciane può risolvere, o meglio «dissolvere, trasfigurare nella fede vissuta l’angoscia terribile posta da Zarathustra nel cuore della coscienza contemporanea» (L’affrontement chrétien, 1945).

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23/03/2009

Poeti e profeti per il XXI secolo

 di Olivier Clément

in “Avvenire” del 22 marzo 2009

La bellezza dello Spirito e la luce della Pasqua come unica medicina possibile per gli eredi di Dostoevskij e di Nietzsche. Per quegli «impazienti e sempre delusi che sprofondano nell’inferno della droga, dell’erotismo, del terrorismo, della follia». Una riflessione del grande teologo ortodosso, scomparso lo scorso gennaio

IL TESTO E L’AUTORE


 Olivier Clement nasce nel 1921 nel sud della Francia, in una famiglia di atei socialisti, e arriva alla fede da adulto, alla fine degli anni Quaranta, dopo essere stato a lungo un ' pagano mediterraneo'. Nel cristianesimo ortodosso, incontrato attraverso l’esperienza dei filosofi religiosi russi – soprattutto Nikolaj Berdjaev e Vladimir Losskij – trova una forza di vita: la visione di un uomo trasfigurato dalle energie divine in un mondo assediato dal nulla, l’esperienza della bellezza luminosa e sorprendente delle cose al fondo di una personale notte dell’anima dalla quale nulla sembrava poterlo liberare. Diventa docente di teologia

LA RIFLESSIONE


 Sull’ultimo numero del « Regno » il ricordo dell’amico gesuita Marko Ivan Rupnik

 « Negli ultimi vent’anni sono stato molto volte ospite dai Clément, nella loro casa di Parigi. Ho sperimentato sempre la stessa sensazione, la stessa percezione: una libera, bella e calorosa condivisione della vita, cioè delle relazioni. La presenza di Monique ha segnato quella casa con una semplicità luminosa, accogliente, bella, con grande discrezione e rispetto. Ogni cosa nell’appartamento indicava un testimone della vita nuova, di questo amore per Cristo, per l’uomo e per la Chiesa alla quale apparteneva. Le foto dei grandi personaggi da me ammirati, studiati, amati erano le foto della venerazione di Clément, della moglie e dei figli. Clément ha fatto sempre vedere l’immensa gratitudine per questi uomini che lo hanno in qualche modo generato. i volti di Lossky, di Zander, di Berdjaev, Bulgakov ed Evodkimov... » . Così scrive il gesuita Marko Ivan Rupnik – direttore dell’Atelier dell’arte spirituale del Centro Aletti, teologo e mosaicista, autore tra l’altro della cappella Redemptoris Mater in Vaticano – sul quindicinale
Il Regno, in un lungo ricordo del teologo francese. « Lì nella casa di Clément » , continua Rupnik, « mi è diventato chiaro una volta per sempre l’imbarazzo di Olivier di fronte a ciò che noi cattolici chiamiamo evangelizzazione o missione della Chiesa nel mondo di oggi. Lui soffriva negli ultimi anni ancora di più del fatto che noi ci sforziamo tanto di evangelizzare, ma non sappiamo esplicitare che si tratta della salvezza dell’uomo e che l’annuncio è prevalentemente annuncio della redenzione. Un cristianesimo basato sulla semplice adesione a una cultura dei valori e assunzione dottrinale e teorica non è una fede intrisa di linfa vitale, di luce, di amore e di bellezza. Su questa strada si diventa sempre più stanchi, distaccati, incapaci di affascinare gli uomini per Cristo » .


presso l’Institut Saint­Serge di Parigi e inizia una ricchissima produzione spirituale e culturale, per facilitare l’incontro tra l’Oriente e l’Occidente cristiani. Uomo di dialogo e interlocutore di diverse personalità spirituali del nostro tempo – dal patriarca Atenagora al fondatore della comunità ecumenica di Taizé, frère Roger – nel 1998 viene scelto da Giovanni Paolo II per scrivere le meditazioni della via crucis del Venerdì Santo al Colosseo. Clément è morto lo scorso 15 gennaio. Il testo che pubblichiamo è stato pronunciato da Clément nel maggio del 1996 all’incontro « Poeti e profeti.
  Parole per il nuovo millennio » organizzato al Salone del Libro di Torino da « Avvenire » .

 

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02/03/2009

Bisogna aver cura anche di sè

Fonte: www.testimoni.org

L’eccesso di impegno e di lavoro a servizio del prossimo, se non si sta attenti, può portare lentamente all’esaurimento, al cosiddetto burnout. Per questo è necessario aver cura di se stessi per poter servire meglio anche il prossimo. Una persona “bruciata” non è in grado di aiutare più nessuno. 

“Aver cura di sé per aiutare senza burnout” è il titolo e il messaggio centrale di un libro scritto a più mani con l’intento di invitare a prendere cura di sé e ad amarsi come condizione essenziale per star bene noi e far star bene coloro che, per vari motivi, vogliamo aiutare. Padre Luciano Sandrin, preside del Camillianum e docente di pastorale della salute alle pontificie università Gregoriana e Lateranense, sr. Nuria Calduch-Benages, docente di sacra Scrittura e di antropologia biblica alla Gregoriana, Francesco Torralba Rosellò, docente di filosofia all’università Ramon Llull di Barcellona e ricercatore all’istituto Borja di bioetica, sviluppano la riflessione in prospettiva etica, biblica, umana ed evangelica.

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