18/05/2009
«Un prophète», carcerato franco-arabo conquista la Croisette e corre per la Palma

Avvenire, 17.5.09
Al momento è forse il miglior film passato in concorso in questa edizione del Festival di Cannes ed è già in corsa per qualche premio importante. Diretto dal francese Jacques Audiard (impostosi negli ultimi cinque anni come regista di primo piano nella scena internazionale e noto anche al pubblico italiano per il thriller Sulle mie labbra), Un prophète, un duro film carcerario che non risparmia scene brutali, ma che è capace di raccontare con efficacia e potenza come la violenza generi violenza in un’escalation senza fine.
Protagonista della storia è un giovane franco-arabo, il diciannovenne Malik El Djebena, condannato a sei anni di prigione.
Completamente solo, il ragazzo non sa né leggere né scrivere e tra tutti i convitti è quello che sembra più fragile e indifeso. È per questo che il boss della gang corsa, l’uomo che stabilisce molte delle regole della prigione, lo accoglie sotto la sua ala protettrice e gli affida una serie di 'missioni' da compiere. Il ragazzo è sveglio, impara in fretta e nel giro di poco conquisterà la fiducia del potente malavitoso.
Quest’ultimo però non sa che il ragazzo comincia a coltivare i propri progetti.
Interpretato dall’esordiente Tahar Rahim che regge tutto il film sulle sue spalle, Un prophète è basato su una sceneggiatura che ha richiesto ben tre anni di lavoro ed è per lo più ambientato in un’impressionante prigione interamente ricostruita in studio.
Alessandra De Luca
09:47 Scritto da borgosotto | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cannes 2009, cinema | OKNOtizie |
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15/05/2009
Cannes 2009. Vampiri, tragici amori e drammi: un inizio così è da dimenticare

IL CONCORSO, Avvenire, 15.5.09
« Uno scandaloso melodramma. Così il regista coreano Park Chan-Wook ama definire il genere a cui appartiene il suo «Thirst», in concorso a Cannes. Lo «scandalo» consiste nel fatto che il protagonista della storia è un prete cattolico che in Africa si è sottoposto volontariamente ai test di un vaccino contro un pericolosissimo virus.
Durante l’esperimento resta contagiato e muore, ma una trasfusione fattagli poco prima del decesso lo riporta miracolosamente in vita. Il sangue sconosciuto lo ha però trasformato in un vampiro e lo porterà al centro di un’escalation di violenza che lo costringerà a un gesto come la colpa e la redenzione, il peccato e l’espiazione, e secondo il regista «nessuno meglio di un prete, simbolo per eccellenza di umanità, può aiutare ad esprimere sullo schermo questi concetti». La riflessione morale rischia però di rimanere sommersa dall’umorismo (a volte forse involontario) che attraversa tutto il film e dal raccapriccio per le fontane di sangue che sgorgano da corpi martoriati.
L’altro scandalo arriva dall’amaro film cinese «Spring Fever» di Lou Ye sugli infelici e tragici amori di un omosessuale, proibito in patria per l’argomento trattato e le esplicite scene di sesso destinate a lasciare nel cuore dello spettatore una gran cupezza. Non convince neppure «Fish Tank» della regista britannica Andrea Arnold che ambienta nelle periferie dell’Essex una storia un po’ compiaciuta già tante volte raccontata da Ken Loach e Mike Leigh. Una turbolenta quindicenne viene turbata dall’arrivo in casa del nuovo fidanzato della madre. Sembra l’inizio di una nuova vita familiare, ma l’uomo si rivela diverso da quello che sembra.
Tutti sotto le attese «Thirts», «Spring Fever» e «Fish Tank»
16:50 Scritto da borgosotto in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cinema, cannes 2009 | OKNOtizie |
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14/05/2009
Il cartoon «Up» fa volare Cannes
di Alessandro De Luca, Avvenire 14.5.09
Provate a pensare all’elegantissima platea del Festival di Cannes, in particolar modo quella della serata inaugurale. Immaginate centinaia di uomini in smoking e donne in abito lungo. E adesso immaginateli con un paio di occhiali neri su naso. Perché ci volevano proprio quelli per godersi in tutto il suo splendore il film di apertura della kermesse, il magnifico Up della Disney/Pixar, diretto da Pete Docter (quello di Monsters & Co.) e prodotto da John Lasseter, primo film in 3D sulla Croisette e primo cartoon a dare il via al festival più importante del mondo.
«Questa si che è una foto» gongola Lasseter guardando i vip (Charles Aznavour compreso, che nella versione francese presta la sua voce al protagonista) godersi il suo film con piacere infantile, con tanto di palloncini colorati in mano. Un mare di palloncini che, in omaggio a Up, hanno invaso ieri sera il Festival. In attesa dell’ondata «scura» e «violenta» che invaderà nei prossimi giorni la Croisette, il festival apre dunque in bellezza, anzi, in leggerezza con le avventure di un vecchio e un bambino nei cieli dell’America, perfette per una platea dai 0 ai 100 anni.
A metà strada tra Spencer Tracy e Walter Matthau, con un pizzico di Clint Eastwood, quello di Gran Torino, il protagonista del film, Carl Fredricksen è un anziano venditore di palloncini felicemente sposato con l’adorata Ellie, conosciuta da piccolo. La coppia avrebbe voluto dei figli, ma i bambini non sono mai arrivati ed è così che i due cominciano a sognare un viaggio in Sud America. Ma il denaro non è mai abbastanza e quando finalmente Carl, ormai settantottenne, riesce ad acquistare due biglietti per il Venezuela, Ellie muore.
16:55 Scritto da borgosotto in cinema e tv | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: cannes 2009, cinema, up | OKNOtizie |
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