24/04/2012

Natuzza Evolo - La Via della Croce

Speciale del TG1 prodotto da Rai Vaticano 10/apr/2012

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21/04/2012

Vito Mancuso intervistato da Corrado Augias e da Fabio Fazio

Critica e rinnovamento della coscienza cristiana

Cos’è più importante
nella vita di un uomo,
l’obbedienza o la libertà?


Vito Mancuso intervistato
da Corrado Augias e da Fabio Fazio


Vito Mancuso, editorialista de la Repubblica, scrittore e docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il 30 marzo, è tornato in libreria con Obbedienza e libertà - Critica e rinnovamento della coscienza cristiana; dal 2011, dirige la collana editoriale Campo dei fiori
Il teologo Vito Mancuso affronta con Corrado Augias a “Le Storie - Diario Italiano”, il “tragico paradosso” della coscienza cristiana puntata trasmessa il 20.04.2012

GUARDA IL VIDEO: Le storie - Vito Mancuso

L'intervista di Fabio Fazio a "Che tempo che fa" puntata del 15 aprile 2012.
GUARDA IL VIDEO

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04/04/2012

Maria in tv, successo straordinario

di Marco Deriu, 4.4.12, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-maria-in-t...

Straordinario successo per la fiction Maria di Nazaret, in onda su Rai1 in prima serata domenica 1 e lunedì 2 aprile. La produzione ha ottenuto un grande successo di pubblico, facendo registrare nella prima puntata il 22,25% di share con un ascolto pari a circa 7.163.000 spettatori e nella seconda un incremento fino al 29,5% di share e a un ascolto record di 8.369.000 spettatori. Considerando che sulle altre reti non mancava una concorrenza agguerrita, a partire da Scherzi a parte su Canale 5, il risultato è degno di nota.

Intanto, dal punto di vista della realizzazione, se è vero - come è vero - che la miniserie è stata co-prodotta da Rai Fiction Lux Vide, BetaFilm, Tellux, Bayerischer Rundfunk e Telecinco Cinema. E poi evidentemente, dal punto di vista del pubblico, che ha mostrato apprezzamento o, quanto meno, curiosità nei confronti di una sceneggiatura e di una regia (curata da Giacomo Campiotti) che hanno scelto una chiave tanto inedita quanto fantasiosa come filo rosso della narrazione: il legame fra Maria e Maddalena, nato da un’amicizia che è stata fatta risalire a quando erano ancora adolescenti, in realtà non documentata nei Vangeli.

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16/03/2012

Giovanni Paolo II raccontato in 3D

SPECIALE DI RAIUNO, Avvenire, 15.3.12

Benedetto XVI, presiedendo la cerimonia della Beatificazione di Wojtyla in una piazza San Pietro gremita di persone arrivate da ogni parte del mondo, definì il suo predecessore «un gigante». Quelle parole, oggi, sono diventate il titolo di un filmato in 3D su Giovanni Paolo II, diretto da Italo Moscati. Che dice: «Ho realizzato questo documentario come un piccolo film per raccontare qualcosa che non fosse già stato consumato».

Un gigante andrà in onda all’interno dello Speciale TG1 del 1° aprile e, in contemporanea, in 3D su Rai HD (canale 501 digitale terrestre). In ventidue minuti ripercorre (in occasione del settimo anniversario della scomparsa di Giovanni Paolo II) la vita e il pontificato di Karol Wojtyla: le sue parole sulla fede, su Cristo, sui poveri e i dimenticati, sulla violenza e le guerre. E si chiude con quel «Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo», diventate messaggio indelebile del suo lungo Pontificato.

Prodotto dalla Direzione Strategie Tecnologiche della Rai con il Centro Ricerche, si inquadra nella collaborazione della Rai con il CTV, Centro Televisivo Vaticano, che ha fornito anche importanti contributi 3D. Padre Federico Lombardi, direttore generale del CTV e direttore della Sala Stampa della Santa Sede, spiega: «Lavoriamo da tempo per trovare un accordo tra le nuove tecnologie e le ideologie di cui ci facciamo portatori. Non siamo noi a determinare gli sviluppi delle tecnologie ma dobbiamo saperli seguire. Se siamo convinti di avere messaggi positivi importanti da offrire, di cui si sente un bisogno infinito in questo periodo, dobbiamo saperli dare per le vie su cui si incontrano gli uomini e le donne del nostro tempo».

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15/03/2012

La morte del padre, l'aldilà e la fede: parla Flavio Insinna

Flavio Insinna: «La mia rinascita dopo la depressione»
 
«Quando mio padre è morto so­no rimasto settimane sdraiato per terra a guardare il soffitto, ero scarmigliato e ingrassato. Il dolore resta, ma la fede mi ha aiutato». Flavio Insinna, nel maggio scorso, dopo la perdita del padre Sal­vatore, aveva detto stop alla tv e al cinema. «O­ra non mi interessa, voglio solo dedicarmi al­la mia famiglia» aveva dichiarato. Nel frat­tempo, però, ha scritto un libro, Neanche con un morso all’orecchio, appena pubblicato da Mondadori, un omaggio al genitore scom­parso. E, a breve, tornerà su Canale 5 con un nuovo game show preserale. «Il libro non è stato una terapia, avevo un impegno prece­dente per un’autobiografia – spiega l’attore – . Nei giorni in cui ho scritto stavo peggio. Ma ora che la gente comincia a leggerlo, mi ac­corgo che sono in tanti a provare le stesse co­se».

Nel libro c’è un Insinna dietro la 'masche­ra': lei racconta gli ospedali, la malattia, la morte.
È quello che ho vissuto. Non ha importanza l’età, mio padre aveva 83 anni, per calcolare l’amore e il vuoto che uno lascia. Lui ha cer­cato di fare di me una persona e un cittadino onesto. Mi manca la terra sotto i piedi, ma mi è rimasto il cielo sulla testa, che è mia mam­ma. Ora il mio compito è quello di starle vi­cino, di convincerla che ci sia ancora un mo­tivo per vivere.

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06/03/2012

" Lucio Dalla e i gay nascosti dalla Lucia Annunziata " 5 marzo 2012 Qui Radio Londra Ferrara

Per una volta sono d'accordo con Ferrara

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05/03/2012

Ricordando Lucio Dalla: Vito Mancuso, Roberto Vecchioni, Paolo e Vittorio Taviani a "Che tempo che fa"

 
Il teologo Vito Mancuso, il cantautore Roberto Vecchioni ed i registi Paolo e Vittorio Taviani nello studio di "Che tempo che fa" per parlare di un comune amico, Lucio Dalla


Guarda il nostro precedente post:

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27/02/2012

Celentano a Sanremo: non tutto è da buttare

Articolo pubblicato da LIBERAL il 21 febbraio 2012 con il titolo
“Il Paradiso in prima serata”

Il Celentano di Sanremo è indifendibile ma quello che ha detto non è banale. Preciso: una parte di quello che ha detto è rara a udirsi sulla scena pubblica italiana ed è unica nella grande audience televisiva. Quella parte è la sua professione di fede cristiana. Solo Benigni e Lucio Dalla – tra gli uomini di spettacolo – gli si sono avvicinati, ma lui ha detto più di tutti. Qui spiego in che senso l’insieme dei monologhi di martedì 14 e sabato 18 febbraio sia indifendibile, che cosa invece di essi voglio mettere in onore e in che senso – quel qualcosa – lo considero importante.

Sono un giornalista e ritengo inaccettabile che uno che ha la fortuna di parlare in pubblico voglia cacciare altri da questa possibilità, o possa bollare come indegno di essa un qualunque altro comunicatore. Ha insultato il collega del Corriere della Sera Aldo Grasso e ha detto che Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi. E ha parlato così perché Grasso, Avvenire e Famiglia l’avevano criticato. Su questo non lo difendo. Ma ha pure detto che i cristiani dovrebbero parlare innanzitutto della incomparabile felicità che si attendono dalla vita futura: e questo era giusto.

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20/02/2012

Quel Paradiso un po' meno molleggiato

di Giorgio Bernardelli | 16 febbraio 2012, http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=747 

Al netto di tutte le altre stupidaggini di Sanremo, e spernacchiato come si merita Celentano, non è che la domanda su come raccontare l'Aldilà potremmo porcela sul serio?

Sul caso Celentano Vino Nuovo ha già dato in anticipo: basta rileggere quanto scriveva Gerolamo Fazzini il 2 febbraio. E anche dopo il monologo dell'altra sera crediamo che ben poco si possa aggiungere a quanto altre voci ben più autorevoli delle nostre hanno detto ieri riguardo alla vergogna di sfruttare un palco del genere per insultare e pretendere di ridurre al silenzio due voci come Avvenire e Famiglia Cristiana.

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17/02/2012

Sanremo 2012 - Eugenio FINARDI - "E tu lo chiami Dio"

«Noi rom, dal campo nomadi all'Ariston con Finardi»
 
 
Molti di noi li avranno incontrati in metropolitana, coi loro violini e la loro allegria, musica in cambio di qualche spicciolo. Eduard, Ciprian e Luigi sono adolescenti dagli occhi scuri e i capelli nerissimi, hanno imparato le note sulla strada e questa sera suoneranno al Festival di Sanremo. Sembra una favola, ma è realtà: Eugenio Finardi li ha voluti accanto a sé nella serata dei duetti a «dare ancora più spessore» alla sua già profonda E tu lo chiami Dio. Accanto a loro, due violoncellisti e due violiniste (una è la figlia dodicenne di Finardi). È il Piccolo Ensemble Futuro, allievi del Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano, guidati da Pietro Boscacci. Grazie alla collaborazione fra l’istituto e la Casa della Carità di don Virginio Colmegna, 23 ragazzi rom stanno vivendo da un anno e mezzo un progetto di integrazione attraverso la musica. Una storia raccontata da Avvenire fin dalla sua nascita. «Sono emozionato – confessa Finardi – Sarà una grande esperienza. All’Ariston suoneranno ragazzi italiani "privilegiati" insieme a quelli cresciuti per strada, che porteranno tutto il loro entusiasmo». Oltretutto, questi giovani, sono degli autentici talenti. Eduard Ion, 15 anni, viene dalla Romania, suona il violino come il fratello Leonard «da quando avevo 7 anni» e nel 2005 è scampato con la sua famiglia all’incendio del campo di via San Dionigi a Milano. Come tante altre famiglie, anche la sua venne allora ospitata dal centro Nocetum di suor Ancilla Brambilla. Da allora, le sorelle dell’istituto hanno iniziato un percorso educativo per la scolarizzazione dei bambini. Il talento di Eduard è già stato valutato anche dal maestro Salvatore Accardo. «Ho imparato che nella vita ci sono momenti belli e momenti tristi, ma si va avanti comunque – racconta – Io al festival con Finardi? Un sogno, come quello di dare un futuro migliore alla mia famiglia grazie alla mia passione, la musica».
Come lui la pensa anche Luigi Nicolae, 17 anni. «Mio nonno mi ha insegnato a suonare il violino a 8 anni, e ora che frequento il Conservatorio piange dalla felicità. A 12 anni suonavo per strada, ma non è vergognoso: se hai bisogno, è sempre meglio che rubare. Vorrei diventare orchestrale alla Scala, ma intanto mi sto diplomando elettricista, non si sa mai». Volontà di ferro e concretezza anche per Ciprian Badeano, romeno, 22 anni e già tre figli con cui abita in un campo rom a Milano. «Sono stato notato mentre suonavo in metro – racconta – Per me è un’occasione da non perdere. Io, comunque, lavoro per mantenermi, ma ora mi aspetto tante cose belle». Il presidente del Conservatorio Arnoldo Mosca Mondadori spiega che l’obiettivo «è quello di creare un’orchestra composta da ragazzi italiani con disagio e ragazzi di tutte le etnie. Il nostro scopo è l’integrazione e Finardi ha avuto molto coraggio. E poi, io credo nella Provvidenza. A questo proposito i vostri articoli ci hanno aperto un mondo». Concorda anche don Virginio Colmegna. «È un lavoro concreto di integrazione attraverso la cultura. Finardi ha fatto da "trascinatore": noi con questa scelta non benediciamo il Festival, ma i singoli progetti».
Angela Calvini

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