Van Thuan, vita da Beato

Il secondo brano riguarda gli esercizi spirituali che pronuncià davanti alla Curia, quando il governo vietnamita lo esiliò fuori dal paese, per desiderio di papa Wojtyla, nel 2000. “Potrei parlare della speranza” disse al Papa, che gli chiedeva: “ha in mente un tema?”

 

“Il giorno della conclusione degli esercizi, il 18 marzo, era anche l’anniversario della sua incarcerazione. Van Thuân lo ricordò alla Curia romana, al termine della predicazione e la sera ne parlò ancora durante la veglia in San Giovanni in Laterano. Tremila persone, convenute nella basilica per pregare alla vigilia della festa di San Giuseppe, lo avevano ascoltato mentre diceva: “Siamo qui, proprio nel giorno in cui fui imprigionato – ventiquattro anni fa – dal regime comunista in Vietnam. Sono stato tredici anni in carcere, di cui nove in una cella di isolamento, ma non ho mai smesso di incontrare Dio”.

 

L’ultimo brano che vi riportiamo teestimonia del suo atteggiamento, in carcere e fuori, verso il mondo che lo circondava:

 

Parlando dei suoi anni di prigionia in Vietnam aveva spiegato alla platea che lo ascoltava in silenzio: “A Saigon, quando i comunisti hanno conquistato la città, il governo mi ha rinchiuso in carcere senza un processo, senza una spiegazione: mi hanno tolto i miei sacerdoti, i miei religiosi e le religiose, i miei giovani, il mio titolo di arcivescovo. Ero solo il signor Van Thuân e non potevo neppure parlare con gli altri prigionieri, per non influenzarli. Avevo solo le mie guardie, i miei carcerieri. Le guardie, all’inizio, venivano sostituite ogni quindici giorni, ma poi, quando hanno visto che cambiavano atteggiamento nei miei confronti dopo un po’ che erano a contatto con me, hanno deciso di mettermi delle guardie fisse. Speravano così che non le influenzassi tutte. Non capivano perché li amassi. Ma io li amavo, perché in loro vedevo Gesù. Molte volte mi chiedevano come facessi a essere così benevolo nei loro confronti e io rispondevo: “Vi amo perché Gesù vi ama”. Amare, riconciliare, perdonare: sono queste le tre parole che possono costruire la pace». «In prigione», ricordava, “ho vissuto momenti tremendi. Da solo per giorni, mesi, anni. Solo, in una stanza senza finestre, senza nessun contatto con l’esterno; mangiando un po’ di riso con verdure e sale; talvolta costretto con la luce accesa in cella per dieci giorni e poi al buio completo per altri dieci. Spesso mi chiedevo se era vero quello che stavo vivendo. Mi ha aiutato imitare Cristo. Ho deciso di amare e perdonare i miei carcerieri come Gesù mi ama e mi perdona. Ne è nata una storia di fatti piccoli e grandi che cambiano la vita e il cuore”.

Fonte: http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=124826

Van Thuan, vita da Beatoultima modifica: 2009-03-24T10:12:54+01:00da borgosotto
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