La lotta tra massoneria e Chiesa

Una tendenza che è stata accentuata da Mussolini; il duce era un irredentista, legatissimo al mito risorgimentale. Essendo però anche ostile alla massoneria – pur se il rapporto tra fascismo e massoneria è stato complesso e quest’ultima è riuscita ugualmente a svolgere un ruolo di primo piano nel Ventennio – ha cercato di separare ulteriormente l’immagine del Risorgimento da quella delle logge. Certo, non si può parlare dell’unità d’Italia come opera tout court della massoneria. Ma il fatto che i ‘padri della Patria’, da Cavour a Garibaldini a Mazzini – per costui la cosa è più discussa – fossero massoni non può essere considerata una coincidenza. Né fu una coincidenza che la spedizione dei Mille fosse finanziata dalla Loggia Ausonia di Torino, con navi fornite da un ‘fratello’, e che fosse folta di massoni. Negarlo sarebbe ridicolo».

Ma può anche far sorridere, alla luce della storia, l’accusa di ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche negli affari dello Stato italiano, ossessione spesso ribadita (anche di recente) dai ‘liberi muratori’. «Negli ultimi vent’anni dell’800 – continua Pierantozzi – la massoneria formò una sorta di superpartito in grado di manovrare le leve del potere. Un deputato di allora, il fratello Renato Imbriani, descrisse il governo come ‘un conclave di 33’. Ludovico Frapolli, altro 33, creò la Loggia Universo, formata quasi esclusivamente da deputati e senatori e che ‘mirava a prendere sotto tutela i lavori parlamentari e, loro tramite, il funzionamento dello Stato’, come ha scritto uno storico autorevole quale Aldo Mola.

Sul modello della Loggia Universo, il Gran Maestro Giuseppe Mazzoni creò la Propaganda massonica, antesignana della P2 di Gelli, riservata solo a politici e persone influenti nella vita pubblica. Il potere di questa loggia era tale che le riunioni ‘volanti’ dei suoi membri avvenivano direttamente alla Camera dei deputati. E Adriano Lemmi, Gran Maestro del Grande Oriente, scriveva nel 1892 con estrema chiarezza: ‘Noi dobbiamo essere sicuri che gli uomini portati dalle Logge ai pubblici uffici adoperino la nuova autorità ad applicare nelle leggi civili i principi e le aspirazioni’». Una storia relegata nel passato? «La presenza massonica nei gangli dello Stato è stata sempre costante. Se a fine ’800 era evidente, alla luce del sole, oggi la cosa è semplicemente più nascosta, anche per il discredito che ha investito la massoneria negli anni ’80 e ’90 e che ha reso la qualifica muratoria spesso negativa agli occhi dell’opinione pubblica. Il risultato è che – mentre un parlamentare cattolico viene facilmente accusato di lavorare per il Vaticano – è molto più raro che un onorevole sia tacciato di fare gli interessi della massoneria».

Forse non ce ne saranno poi molti di ‘fratelli’ tra i banchi di Montecitorio e di Palazzo Madama o fra i ranghi della magistratura. «Basterebbe contare – replica Pierantozzi –, in occasione delle riunioni di loggia aperte al pubblico, i messaggi di auguri che arrivano da esponenti istituzionali oppure i parlamentari direttamente presenti. I quali, se interpellati, ovviamente negano un’appartenenza diretta». Che sia più conveniente, magari, celarsi dietro le estenuanti battaglie per la laicità, nella sua declinazione più radicale? «La laicità è sempre stata un cavallo di battaglia massonico, non c’è alcun dubbio – e non stupisce che sia sempre stato un leitmotiv del partito politico più vicino agli ideali massonici, quello dei Radicali –, a partire dalla scuola, che fu ritenuta già da Lemmi un ambito cruciale, tanto che uno storico come Fulvio Conti ha contato 9 massoni succedutisi alla guida del dicastero della Pubblica istruzione nell’800; tra cui Michele Coppino, colui che arrivò a togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. Tutto questo perché, come scriveva sempre la Rivista della Massoneria Italiana, ‘l’unico mezzo per atterrare la superstizione del confessionale è la scuola’. Ma le campagne per la laicità si concentrarono fin dagli albori dello Stato italiano anche sull’ambito della famiglia, con il tentativo di introdurre il divorzio.

E su ciò che atteneva alla morte e ai suoi riti, con la legalizzazione della cremazione e uno sforzo delle logge nel promuovere i funerali civili». Azioni concentrate sulla libertà di educazione, la famiglia e la vita, insomma. Proprio i tre ‘principi non negoziabili’ richiamati più volte anche da Benedetto XVI. Almeno su questo, nel ritenerli temi di fondamentale importanza, tra Chiesa e massoneria c’è stata e c’è un’assoluta concordanza.

Andrea Galli www.avvenire.it (26.3.09)
La lotta tra massoneria e Chiesaultima modifica: 2009-03-27T09:35:13+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento