Schede pastorali dei film: Pranzo di Ferragosto

Il sito delle Paoline (www.paoline.it ) offre, fra le altre cose, delle schede su film recenti per una rilettura pastorale e comunitaria. L’ultima scheda inserita è dedicata ad un interessante film italiano: Pranzo di Ferragosto, ma vale la pena consultare l’archivio completo suddivio per argomenti: http://www.paoline.it/Comunicazione/Effetto-cinema/rubrica_rb_4_2.aspx 

Pranzo di Ferragosto
[TERESA BRACCIO]
Un film-commedia sulla terza età. La vecchiaia può diventare disponibilità, concretezza, saggezza, tenerezza, apertura a dimensioni nuove già presenti nel nostro tessuto sociale, ma che si manifestano solo nel momento in cui qualcuno le desidera.

Pranzo di FerragostoGenere: Commedia
Regia: Gianni Di Gregorio
Interpreti: Gianni Di Gregorio (Giovanni), Valeria De Franciscis (madre di Giovanni), Marina Cacciotti (madre di Luigi), Maria Calì (zia Maria), Grazia Cesarini Sforza (Grazia), Alfonso Santagata (Luigi), Luigi Marchetti (vichingo), Marcello Ottolenghi (il dottore), Petre Rosu (barbone).
Nazionalità: Italia
Distribuzione: Fandango
Anno di uscita: 2008
Origine: Italia (2008)
Soggetto: Gianni Di Gregorio, Simone Riccardini
Sceneggiatura: Gianni Di Gregorio
Fotografia (Panoramica/a colori): Gian Enrico Bianchi
Musica: Ratchev & Carratello
Montaggio: Marco Spoletini
Durata: 75′
Produzione: Matteo Garrone per Archimede Film.
Tematiche: Anziani; Famiglia – genitori figli 
Valutazione del Centro Nazionale Valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana: Accettabile/semplice
Note: Premio ‘Luigi De Laurentiis’ per la Miglior Opera Prima alla 23^ Settimana Internazionale della Critica, Mostra di Venezia 2008. Ha ricevuto anche il Premio Francesco Pasinetti (Sngci) come Miglior Film e il Premio Isvema per un Film Opera Prima o Seconda.

Il film
Il film Pranzo di Ferragosto è una commedia sulla terza età il cui racconto, a livello narrativo, è concentrato tutto in pochi giorni. La storia si svolge nel cuore dell’estate, alla vigilia di Ferragosto, in una Roma assolata e vuota. Protagonista è Gianni, 50enne, figlio unico di madre vedova, che vive con lei in una casa nel cuore di Trastevere. La sua vita, dominata costantemente dall’anziana genitrice, scorre abulica tra i lavori domestici e la compagnia dell’alcool. Ma proprio alla vigilia di Ferragosto, Luigi l’amministratore del condominio, gli chiede di accogliere nella sua casa la mamma e la zia, perché deve assentarsi per qualche giorno. In cambio dell’ospitalità data alle donne gli promette uno sconto sui debiti condominiali accumulati negli anni. Preso dal nuovo menage familiare e dai conflitti subito sorti tra le anziane signore, Gianni si sente male e chiama un amico medico che, dopo averlo tranquillizzato sul suo stato di salute, gli lascia in casa la vecchia madre, perché lui è di turno in ospedale. 
Il protagonista si ritrova così con quattro donne alle quali trova con cura una sistemazione, prepara i pasti, soddisfa le loro personali necessità, accompagna nelle rispettive camere accertandosi che non manchi loro niente. Inizialmente l’andamento familiare non è certo facile ma, con il passare delle ore e con l’inconsapevole capacità di Gianni di organizzare momenti di festa, 
il clima conviviale si distende favorendo una vita serena e rispettosa. Quando arriva il tempo di ritornare nelle rispettive famiglie, le argute vecchiette non vogliono più andare via e, a fronte di un generoso compenso, Gianni accetta di tenerle ancora nella sua casa.

Per riflettere dopo aver visto il film
Pranzo di Ferragosto è una biografia stringata della vita dello stesso regista Gianni Di Gregorio del quale traccia un ritratto beffardo e originale. Con uno sguardo ironico e disincantato ci mostra una formula molto semplice per rendere più serena la vecchiaia e alleggerirla dai pesi e dai condizionamenti imposti dalla vita quotidiana.
La cronaca nella sua semplicità è senza dispersioni: il giorno di Ferragosto, l’ospitalità dietro retribuzione, tre anziane donne nell’appartamento di un uomo fallito e mezzo alcolizzato che vive con la vecchia madre. Alcuni giorni di coabitazione forzata, che portano ad aprire il cuore alla meraviglia, al desiderio di nuove scoperte e alla capacità di cogliere quanto di buono e di bello offre la vita in ogni sua stagione.
Il racconto ha una sua dolcezza e un suo equilibrio narrativo: le quattro anziane signore non professioniste sono attrici di se stesse, il loro recitare non è altro che una interpretazione reale delle loro abitudini e di quei desideri bizzarri tipici dell’età senile. Un film lineare e toccante che manifesta, senza ipocrisie e concessioni, il vero fascino della tarda età.
Un bozzetto di vita acuto e gradevole, che trova la sua forza nello stile spontaneo e diretto. Sprovvisto di luoghi comuni, il regista è in grado di far sentire lo spettatore presente nella scena tra le vivaci vecchiette e un protagonista disilluso e remissivo, sempre disposto a sconfiggere con argute intuizione gli ostacoli inaspettati che trova lungo il cammino.

Una possibile lettura
Può sembrare strano parlare con il cinema di vecchiaia, oggi, in un momento storico in cui tutto ci porta all’efficienza e alla produttività. Eppure, proprio quando gli anni fanno sentire fortemente il loro peso, è importante ricordarsi che questo non deve portare a ritirarsi ma, al contrario, favorire una possibilità di impegno e di presenza nella società per non fermarsi alle apparenze e agli aspetti più materiali dell’esistenza. La vecchiaia può diventare così disponibilità, concretezza, saggezza, tenerezza, apertura a dimensioni nuove già presenti nel nostro tessuto sociale, ma che si manifestano solo nel momento in cui qualcuno le desidera. 
Lo sconforto e la nostalgia presenti nella storia fanno quasi da sottofondo alla voglia di vivere delle quattro donne, portandole a farsi beffe degli acciacchi e a realizzare finalmente quei desideri che i parenti super-impegnati e un mondo convulso mirano inevitabilmente a soffocare. Una cronaca di grande realismo, con riferimenti allusivi e tracce leggere di allegorie d’altri tempi, per testimoniare un rapporto genitori-figli difficile da ritrovare oggi. 
La visione del film fa nascere una grande voglia di rompere gli schemi imposti da una collettività fredda e calcolatrice per guardarsi con occhi umoristici e benevoli, unico rimedio all’eccessiva preoccupazione dell’invecchiamento.

Schede pastorali dei film: Pranzo di Ferragostoultima modifica: 2009-03-27T09:12:29+01:00da borgosotto
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