Siamo padroni di noi stessi?

di Roberta De Monticelli
Cominciamo proprio dall’inizio. Come comincia l’avventura umana? Secondo la Bibbia, con un atto di libertà, propriamente di disobbedienza. Libertà e colpa, libertà e ribellione sono come originariamente legate in questa tradizione. «C1,91»…«SC1,93» La vediamo nel celebre e splendido bassorilievo di Autun, questa Eva che con una mano coglie il frutto e con l’altra si tocca la guancia, in un gesto che esprime quasi una prima scintilla di autocoscienza, mentre con il corpo ancora semi-intrecciato alle radici di una vita arborea sembra protendersi verso il largo di una vita umana. Eva, che in questo solo gesto «nasce alla colpa, all’esilio, all’esistenza». Ascoltiamo la voce di una sagace commentatrice, Jeanne Hersch: «Senza di lei, nulla avrebbe mai avuto inizio. Nessuno sarebbe morto, nessuno avrebbe scelto, vissuto, amato. Senza di lei, l’eternità verticale non sarebbe mai diventata evento del presente, che spartisce il peso del passato e i futuri possibili».
L’avventura umana, secondo la favola dell’origine che è a noi più familiare, comincia con una libera decisione. Eccoci sulla soglia di una riflessione non facile, perché deve restare fedele alla vita – alla nostra esperienza – per non perdere il suo senso, ma deve fin dall’inizio rifuggire nei limiti del possibile ogni ambiguità e vaghezza di linguaggio, se vuole provare a rispondere alle questioni degli angeli, che sono poi le nostre. Se ci siamo concessi un soffio di poesia, su questa soglia, è perché, se Eva è un inizio, lo è esattamente come ciascuno di noi. La storia di Eva può leggersi come un racconto sull’esperienza della libertà come uscita dall’innocenza infantile e prima tappa del divenir persona adulta: già questo allarga l’orizzonte di una disputa sulla vera natura di una decisione o di una scelta. Non c’è decisione o scelta che non appartenga alla storia di una vita, e a una sua fase, nel tempo accordatole.  CONTINUA ...»

Ma può leggersi anche, il racconto di Adamo ed Eva, come l’indicazione di un nesso tutto da chiarire fra due capacità di cui noi sembriamo disporre, e che sono distinte, in sé e dalla tradizione: la facoltà di “libera” scelta e decisione, e quella che possiamo chiamare la facoltà del nuovo. La colpa di Eva – felix culpa, dice la tradizione – caccia i progenitori dalla meravigliosa infanzia dell’Eden e dà inizio alla nostra storia. Guardiamoci alle spalle: siamo una specie animale che, a differenza delle altre, almeno da qualche decina di millenni, ha introdotto sempre il nuovo, nel bene e nel male, sulla terra. E che lo fa con ogni suo individuo, a ogni nuova nascita, adolescenza, giovinezza. Abbiamo un corredo genetico ben sviluppato per la locomozione, ma abbiamo fin dall’alba dei tempi introdotto un modo di muoversi completamente nuovo; non per andare, ma per non andare da qualche parte, per essere fine a se stesso, o per esprimersi: la danza. E se pure altri fratelli animali conoscono qualcosa del genere, non è forse proprio la stessa cosa; la danza animale resta un mezzo, di comunicazione o di corteggiamento, non diventa mai fine a se stessa. E ogni bambino, ogni bambina, ha un modo suo proprio di camminare e una danza di sua propria invenzione per esultare. Noi abbiamo prodotto sempre nuovi modi di abitare, di mangiare, di amare, di uccidere. Abbiamo prodotto la geometria, l’Iliade, le cattedrali, la bomba atomica, le biotecnologie. Ogni bambino che viene al mondo dice frasi ancora non dette prima, ogni adolescente ha scritto una bella poesia.

Siamo padroni di noi stessi?ultima modifica: 2009-03-29T16:59:40+02:00da borgosotto
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