Esce in Italia “The Road” di John Hillcoat, trasposizione sul grande schermo dell’omonimo libro di Cormac McCarthy

Ma se l’adulto si porta dietro anche la zavorra dei ricordi condivisi con la moglie scomparsa (Charlize Theron), il bambino, che non ha mai conosciuto un mondo diverso da quello che ha di fronte, saprà forse affrontare il futuro con fiducia.
Non sorprende che il film dell’australiano John Hillcoat negli Stati Uniti abbia ricevuto un’accoglienza ai limiti dell’ostracismo, soprattutto in tempi in cui il cinema hollywoodiano ha deciso di puntare tutto sulle proprie attitudini spettacolari. Una reazione muscolare, peraltro, tipica dei periodi di maggiore crisi creativa.
Più che un horror esistenzialista, l’enigmatico The Road – dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy – si presenta infatti prima di tutto come una serpe in seno al genere catastrofico e post-apocalittico, che proprio quelle caratteristiche pirotecniche di solito solletica. Qui invece abbiamo a che fare con un antidoto a 2012 e a The day after tomorrow. Stavolta l’apocalisse non è il puerile pretesto per uno spettacolo fracassone in cui un manipolo di sopravvissuti cerca di salvare il mondo. Ma né più né meno di quello che potrebbe essere veramente:  un’infinita distesa di aridità e desolazione umana. Non c’è nemmeno spazio per gli effetti speciali, perché tutto quello che doveva distruggersi è già stato distrutto. L’apocalisse, insomma, stavolta non è divertente. Che strana idea.
Sgombro da qualsiasi orpello superficialmente accattivante, lo stile di Hillcoat si fregia così di un’atmosfera d’altri tempi, quasi da cinema classico, in cui i movimenti di cinepresa sono parsimoniosi e sempre protesi a un significato, e in cui si recupera quel rapporto fra personaggio e ambiente circostante che era il cuore pulsante del grande cinema americano. Ma è lecito supporre che a turbare le coscienze d’oltreoceano sia stato soprattutto ciò che alla penna di McCarthy riesce meglio, ovvero interrogarsi sul ruolo della violenza nella cultura americana, senza però aspirare alla dimensione facile e in fondo rassicurante della metafora.
Come già capitato nella precedente e ben più fortunata trasposizione di una sua opera, Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen (2007), non è affatto difficile scorgere oltre la filigrana di questa simbologia misteriosa la trasfigurazione di un’iconografia e di una narrativa tipicamente western, genere con cui non a caso sia McCarthy che Hillcoat in passato si sono misurati. C’è la famiglia orfana di un genitore, tipica della selezione naturale del Far West; c’è la simbologia della carovana in costante pericolo di assalto, qui rappresentata dal carrello della spesa; ci sono i nemici armati di frecce; c’è il riferimento a un prima e un dopo storico, che segna una demarcazione fra i due protagonisti attribuendogli diversi modi di rapportarsi al mondo e agli altri:  più diffidente e conservatore il primo, più ingenuo e fiducioso il secondo. Ma soprattutto, c’è la strada del titolo, cupo contraltare della mitica Frontiera. Se quella era una distesa selvaggia da conquistare con ogni mezzo, coordinata obbligata di una civiltà tutta in fieri, questa è un sentiero cieco e reso arido dall’asfalto, simbolo di una civiltà in disfacimento. La potente visione di McCarthy, che prende forma piano ma inesorabilmente fino a divenire intollerabile, soprattutto per chi se ne sente investito, consiste nell’adombrare che la seconda sia la diretta discendente della prima. E che il fil rouge che le lega abbia lo stesso colore del sangue.

(©L’Osservatore Romano – 28 maggio 2010)

Esce in Italia “The Road” di John Hillcoat, trasposizione sul grande schermo dell’omonimo libro di Cormac McCarthyultima modifica: 2010-05-28T10:08:00+02:00da borgosotto
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