«Nel mio film il Natale di chi è solo»

Tornando a casa per Nata­le racconta la storia di un gruppo di persone che si sfiorano in una piccola cit­tadina immaginaria piena di neve e di solitudine. C’è un uomo solo che si veste da Babbo Natale per rive­dere la ex moglie e i figli nel giorno in cui più si soffre della mancanza di affetti, c’è un vecchio campione di calcio alcolizzato e ormai barbone che ha deciso fi­nalmente di voler tornare a casa per le vacanze e c’è u­na donna che sarà ancora una volta delusa dal fatto che l’amante sposato non lascerà la moglie per lei. E nel segno della speranza u­na coppia di terroristi ser­bo- albanesi che riscopre la vita e la tolleranza con la nascita di un neonato.

Comunque, proprio un film dichiaratamente laico, indaga sul fascino eterno del Natale. «Malgrado l’ap­parenza – assicura Hamer – l’intenzione non era quel­la di fare un film sulla cele­brazione religiosa, ma di ri­crearne la magia, in grado di oltrepassare tempo e spazio». E aggiunge : «Il re­spiro multiculturale delle storie mi ha aiutato a far e­mergere l’universalità a cui aspiravo». Hamer, infatti, ha sempre fatto del locale un personale marchio di stile, ma ci tiene a sottoli­neare: «Il mio obbiettivo e­ra parlare al mondo, rac­contando i sentimenti e le emozioni che il Natale por­ta a galla». Ma siamo poi così sicuri, alla fine, che questi sentimenti e questa «magia» non abbiano nul­la a che fare con l’amore u­niversale rappresentato dalla nascita di Gesù?

«Nel mio film il Natale di chi è solo»ultima modifica: 2010-11-27T19:29:16+01:00da borgosotto
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