Marin Cilic: una volée a Medjugorje

A fine stagione è entrato fra i primi 100 della classifica Atp. Adesso è numero 88. L’altro giorno siamo stati insieme al Villaggio della Madre, un istituto che accoglie bambini abbandonati». È una delle tante opere di carità nate sulla scia delle apparizioni mariane: fondata per iniziativa di padre Slavko Barbaric, è stata costruita e viene mantenuta con le offerte dei pellegrini. Questo atleta, dall’agilità sorprendente per i suoi 198 centimetri di altezza, parla anche della sua fede con la naturalezza e la solidità del suo rovescio bimani, il suo colpo migliore – «È stata un aiuto importante, specialmente agli inizi, negli anni più duri della mia carriera, anche da lì ho trovato la forza per emergere» –, sapendo di essere in questo un caso abbastanza singolare fra i big del tennis mondiale. Rafael Nadal si professa ateo. Roger Federer cattolico non praticante. Di Juan Martin Del Potro è noto il segno della croce con cui sigilla ogni vittoria, più bacio al cielo indirizzato alla sorella morta in un incidente d’auto, ma nulla di più. «Non è facile condividere la fede nel nostro ambiente – spiega Cilic –. Generalmente i giocatori sono molto riservati su questo aspetto. Una persona speciale con cui ho potuto farlo è stato Riccardo Piatti, l’allenatore di Ivan Ljiubcic. È venuto a Medjugorje un paio di anni fa e l’ho accompagnato a vedere diverse cose». Una nota inattesa, questa su Piatti, il coach italiano forse più capace e noto a livello internazionale, ma che in fondo si attaglia al suo essere, anche tennisticamente, uno splendido solista. «Marin è un esempio per molti giovani» spiega uno che lo conosce bene, padre Branko Rados, già parroco di Medjugorje, oggi impegnato in Svizzera nella pastorale con la folta comunità proveniente dalla ex-Jugoslavia. «Sono stato anche il suo insegnante di religione a scuola – racconta il francescano –, viene da una famiglia profondamente cattolica ed è sempre stato come appare oggi: concentrato sul tennis, ottimista, ma soprattutto semplice e molto pacato. Anche troppo. Ricordo quando vinse da junior il Roland Garros. Venne a trovarmi in chiesa, voleva ringraziare la Madonna per quel successo. Io gli dissi che se voleva diventare uno dei più forti del mondo doveva tirare fuori più carattere. Penso che ci sia riuscito. Oggi sono tutti fieri di lui. E come campione è diventato anche un ambasciatore di Medjugorje».

Marin Cilic: una volée a Medjugorjeultima modifica: 2010-11-29T20:50:12+01:00da borgosotto
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