Natale in punta di penna

C’è poi un altro grande scrittore del secondo Novecento italiano, Luigi Santucci, per il quale il Natale è sempre stato uno dei momenti più alti per quanto riguarda la speranza dell’uomo e l’ha raccontato a più riprese in varie raccolte di racconti, sia per i grandi, che per i bambini a partire dalle Leggende di Natale del 1962, ora edite da San Paolo, in cui lo scrittore partendo dalle antiche tradizioni apocrife, medioevali, regionali, ci presenta un Natale da ‘presepio’, fatto della quotidianità umile come il pane, il frumento, l’olio, i muli, le rondini e le stelle; e che ha per protagonisti i semplici come i bambini, i carrettieri, i frati cantori, i ranaioli e i pastori o ladri. Del resto in Non volete andarvene anche voi?, la sua personale ‘storia di Gesù’, punta l’attenzione sulle parole dell’evangelista Luca: «Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino giacente nella mangiatoia» e invita: «Facciamolo anche noi così piccolo e vero il presepio. Leggiamo e rileggiamo queste dieci parole – come ci si curva su un diamante fino ad appannarlo col fiato. Sono tutto il nostro Natale: le ha scritte un medico di Antiochia, senza che la sua penna tremasse per la L.Santucci tentazione di dire di più». Un Natale che Santucci fa rivivere con lo stesso spirito ‘francescano’ anche nelle due raccolte di racconti, espressamente dedicate al Natale, che scrive negli anni Novanta, ‘Una strana notte di Natale’ e ‘L’incantesimo del fuoco’, oggi introvabili, ma che meriterebbero di ritornare in libreria.

Un esempio di solidarietà vera, autentica invece arriva da una scrittrice contemporanea, Clara Sereni , che mette al centro de Le merendanze (Rizzoli) un’esperienza caritativa, semplice, ma significativa, voluta dal vescovo: invitare al loro pranzo di Natale poveri e immigrati. Da questo incontro nasce tra un gruppo di donne la necessità di portare la propria esperienza al servizio degli altri.

Il Natale è spesso raccontato in tre diverse visuali: la memoria autobiografica, la storia che si basa su un apologo morale, il contrasto tra i valori del Natale e le inquietudini del proprio tempo.

Aspetti che ritroviamo nei tre ‘classici’ da recuperare tra gli scrittori stranieri. Meritebbero senz’altro maggior attenzione.

Partiamo da Dylan Thomas che ha scritto un racconto natalizio tutto sorretto dalle emozioni e dai particolari di un’atmosfera che sembra far entrare nell’immaginario di questa festa. Si tratta de Il mio Natale nel Galles , alcuni anni fa, riproposto da Salani, con il titolo È Natale, meno suggestivo dell’originale.

È un Natale di inquietudine, ma anche di incontro tra due mondi e due tradizioni come quella occidentale e quella orientale, quello che racconta la grande scrittrice americana Pearl S.Buck , premio Nobel 1938, in Il segreto di Natale (Interlinea) che racconta la tensione di una famiglia che ha adottato una bambina asiatica e scopre un segreto indicibile sulla sua paternità, il timore che quel segreto venga rivelato. Infine un J.R.R. Tolkien diverso per Natale: le sue deliziose e ironiche Lettere a Babbo Natale (Bompiani), libro nato per caso e nel tempo, visto che lo scrittore inizia a inviarle ai propri figli nel 1920, continuando il gioco per oltre trent’anni: firmate Babbo Natale, affrancate con i francobolli delle Poste Polari, le sue storie, ma anche quelle di un Orso Bianco pasticcione e dell’Uomo della Luna, riportano a quel Natale magico che è ‘classico’ quando trasforma un po’ di realtà in una favola.

È Luigi Santucci l’autore italiano che più si è ispirato alla nascita di Gesù. Senza trascurare i testi su Maria di Testori, Angelini e De Luca.

E tanti altri, fra cui un Tolkien particolare

Natale in punta di pennaultima modifica: 2010-12-24T21:32:22+01:00da borgosotto
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