Narrativa 2010, vincono le scrittrici

Ecco così che la caccia al nuovo Giordano è stata aperta e i romanzi scritti a tavolino per ripetere l’exploit sono passati senza lasciare tracce memorabili: quasi tutti uguali con le loro storie di adolescenti in crisi, di malattie inguaribili, di populismo a buon mercato, di tanta retorica strappalacrime. E non si salva nemmeno colei che ha dominato le cronache culturali di quest’annata, l’esordiente che avreb­be dovuto vincere, secondo i pronostici, il Premio Strega, ma che è restata a bocca asciutta, anche se un po’ di copie le ha vendute, con una storia di ra­gazzine in un quartiere operaio. Parliamo di Ac­ciaio di Silvia Avallone, pubblicato da Rizzoli, storia ‘populista’, un po’ da cartolina, delle ‘periferie in­dustriali’. Chi ha affrontato invece il lavoro in modo serio è uno scrittore giovane, che non ha mai seguito mode, ma la naturalità del suo mondo imponendosi come uno dei migliori narratori di oggi, Cristiano Cavi­na. Con Scavare una buca (Marcos y Marcos), ci raccon­ta la storia dura (e vera) del lavoro nella cava, nella pol­vere. Ed è senz’altro tra i risultati migliori di un’annata magra, all’insegna del libro irrisolto: c’è molto che non funziona nel Cimitero di Praga di Umberto Eco; ci sono zone di cedimento anche in romanzi che hanno un soli­do nucleo tematico come Un tuffo nella luce di Gabriele Romagnoli (Feltrinelli) o I giorni nudi di Claudio Piersan­ti (Mondadori). Si conferma invece la forza di due narra­tori appartati e poco riconosciuti, di generazioni diverse, come Sebastiano Nata che con Il valore dei giorni (Feltrinelli) ha scritto uno dei migliori romanzi di questo 2010 e Antonio Bassarelli che continua la sua aspra indagine morale con Per questi motivi (Diabasis) così come quella di Antonio Pennacchi, che con Canale Mussolini ha vinto, giustamente, il premio Strega. In controten­denza rispetto alle precedenti, ultime prove narra­tive, assai discutibili, è invece il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, XY (Fandango), una non banale interrogazione narrativa sul tema del male.

Dal punto di vista sociologico va segnalato un fe­nomeno assai curioso che la dice lunga sull’adat­tamento della scrittura letteraria in Italia ai mo­delli della fiction televisiva: la maggior parte de­gli autori che hanno esordito nel 2010 non sono nuovi alla scrittura, ma arrivano direttamente dal cinema. Sono tutti sceneggiatori. Così ci troviamo di fronte a tanti scrittori di mestiere che sembrano mettere a punto storie commis­sionate. Il vero talento non è ancora emerso, in questo campo, anche perché uno dei migliori e­sordi di quest’anno è stato Emmanuele Bianco con Tiratori scelti (Fandango), che solo dopo il li­bro ha deciso di lavorare per il cinema. Altro esor­dio da ricordare quello di Antonella Lattanzi con Devozione (Einaudi), un viaggio senza reticenze nel­l’inferno della ‘nuova’ eroina, esempio di come la realtà possa diventare ‘parola’ forte, senza essere ca­ricata di luoghi comuni. Come una conferma viene da Pietro Grossi, con il racconto lungo Martini (Sellerio), un esercizio di stile che conferma la bravura di un nuovo autore. Pollice verso invece per il sopravvalutato Chri­stian Frascella (Fazi) che nemmeno nel nuovo Sette piccoli sospetti riscatta la debolezza del suo romanzo d’esordio, Mia sorella è una foca monaca: un titolo, un programma.

Non sono bastati nemmeno i soliti salti al di là della barricata, quelli che fanno i critici scrivendo anche lo­ro un romanzo, tanto più che quest’anno sono scesi in campo due ‘firme’ di vasto richiamo come E­manuele Trevi con Il libro della gioia perduta (Rizzoli), titolo che sintetizza un’altra mania editoriale ‘post-Giordano’, quella dei titoli ‘latte e miele’, che viene applicata sempre più spesso anche ai libri tradotti dall’estero, stra­volgendo quelli originali, e di An­tonio D’Orrico con Come vendere un milione di co­pie e vivere felici, titolo che riassu­me i desideri del­la letteratura di oggi. Un tempo si voleva essere grandi scrittori; oggi, prima di scrivere un libro, ci si guarda allo specchio speran­do di trovarvi la propria faccia camuffata da Paperon de’ Paperoni. I tempi cambiano e anche i valori. A salvare un’annata stagnante sono state le scrittrici: Marta Morazzoni che con La nota se­greta (Longanesi) ha scritto uno dei suoi ro­manzi più intensi; Licia Giaquinto, molto più brava della premiata al Campiello, Michela Murgia, con le sue storie, raccontate in La iana­ra (Adelphi) di un sud ancestrale, sorrette da una lingua viva e vibrante e una scrittrice vera, mai ri­conosciuta come tale, ma autrice di monologhi che hanno fatto grande il teatro italiano, come Franca Valeri che chiude in bellezza e con speranza quest’annata letteraria con un racconto, Bugiarda no, ma reticente (Einaudi) che è una divagazione iro­nica, sorprendente, degna del miglior Arbasino.

E il meglio è venuto proprio quando i narratori hanno parlato di sé, camuffando nella propria esperienza, il malessere della realtà: l’accorata difesa delle proprie ra­dici di Edoardo Nesi in Storia della mia gente (Bom­piani), il diario in pubblico di Ferruccio Parazzoli, Il paese delle cornacchie (Ares), le ‘cronache dal risve­glio’ di Antonia Arslan, in Ishtar 2 (Rizzoli) e il viaggio ‘sentimentale’ nell’Italia dei ‘classici della letteratu­ra’ di Eraldo Affinati, in Peregrin d’amore (Mondadori). Se l’annata letteraria boccheggia, meglio guardare ‘in­dietro’ e cercare tra i ‘piccoli capolavori’ dimenticati: il 2010 segna il ritorno dei ‘classici’ dimenticati del Nove­cento, con due collane da Isbn e Marsilio e la ri­scoperta di autori da rileggere: Angelo Fiore, il Bacchelli che va oltre Il mu­lino del Po, Francesco Jovine e gli anni Sessanta del grande vecchio che ci stupisce sempre, Manlio Cancogni.

Il meglio emerge quando gli autori raccontano il malessere che domina la realtà, come nei libri di Edoardo Nesi, Antonia Arslan, Eraldo Affinati e Ferruccio Parazzoli Si confermano tra i migliori Cristiano Cavina, Sebastiano Nata, Sandro Veronesi e Antonio Pennacchi. Ma vengono riscoperti anche nomi come Angelo Fiore e Jovine

Narrativa 2010, vincono le scrittriciultima modifica: 2010-12-30T08:44:34+01:00da borgosotto
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