“TRON“ CONTRO “NARNIA“

Dopo la morte di Disney, a Hollywood, insieme con i rumori e le contestazioni del ’68 e i figli dei fiori, arrivò la “new age” cinematografica. Ne parla diffusamente e dettagliatamente Claudio Siniscalchi, docente di cinema alla Lumsa di Roma, nel suo libro “Il dio della California, la new age cinematografica” (Ente dello Spettacolo, Roma, 1998). Furono tantissimi i film di fama mondiale che la new age californiana riuscì ad influenzare. A cominciare dal documentario “Woodstock” di Michael Wadleigh (Premio Oscar nel 1970) sul concerto più famoso della storia del rock, passando da “Jesus Christ Superstar” di Norman Jewison (1973), “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick (1968), “Star wars” di George Lucas (1977) fino ai più recenti “Armageddon” di Michael Bay (1998) e “Il quinto elemento” di Luc Besson (1987). “La new age – spiega Siniscalchi – è una sorta di versione pacifica dell’individualismo religioso contemporaneo, fortemente marcato da frenesie autopurificatrici, sintomo dello gnosticismo di massa dei nostri tempi”.
La terza fase della storia del rapporto conflittuale che Hollywood ha sempre avuto con la religione si apre con l’esplosione mondiale del caso montato intorno al film di Mel Gibson “The Passion of the Christ” (2004). Le grandi major cinematografiche Usa, guidate ancora oggi da una potente lobby ebraica, scoprirono così che anche il Nuovo Testamento poteva fare cassetta. La battaglia scatenata contro Gibson e il suo “The Passion” è però furibonda e la carriera del famoso regista e attore ne è uscita a pezzi. Siamo così ad oggi. Nel decimo Natale del terzo Millennio, arrivano nelle sale due pellicole emblematiche del pasticcio religioso proposto da Hollywood. Il primo è “Tron: Legacy”, targato Disney e diretto da Joseph Kosinsk. Costato qualcosa come 300 milioni di dollari, il film mischia in modo confuso alcuni temi tipici della dialettica religiosa. “Là dove la fantascienza solitamente sancisce la vittoria dello spirito sulla materia, cioè dell`umano sul tecnologico – scrive Gabriele Niola su My Movies – Tron: Legacy si spinge fino a cercare lo spirituale nel digitale, una possibilità di rinascita tra il religioso e il mistico che ha origine nel cuore della tecnologia stessa.
La nuova culla dell`animismo e dello spiritualismo è proprio là dove pensavamo non potesse esserci spazio per essa”. Il film della Disney uscirà nelle sale italiane il prossimo 29 dicembre. È già uscito in Usa e in 26 paesi del mondo con incassi inferiori alle aspettative. Nel primo fine settimana ha raccolto complessivamente 67 milioni di dollari. Un risultato che ha deluso le aspettative della Disney. Nella speciale classifica dei titoli in 3D questo è solo il 13° miglior esordio della stagione. Sono comunque numeri da capogiro che significano milioni di famiglie e di bambini in fila con il pop corn in mano.
L’altro film, già uscito il 17 dicembre anche in Italia, è il terzo episodio de “Le cronache di Narnia” di Michael Apted. Clive Staples Lewis, autore del ciclo di romanzi di Narnia, amico di Tolkien, era irlandese d`origine calvinista convertitosi alla fede anglicana durante la Grande Guerra. Secondo Andreina Sirena (My Movies) “affronta ancora nel terzo episodio della sua saga il conflitto universale tra il Bene e il Male. Sono innegabili certi richiami evangelici; l`attesa messianica della salvezza, il sacrificio, la resurrezione, la tentazione. La cultura di Lewis spaziava dal cristianesimo all`esoterismo, dalla psicanalisi alla mitologia. Si veda il tema omerico del viaggio, del mare come ricerca e come insidia, della sete di conoscenza dei personaggi insieme agli incantesimi e alle metamorfosi che evocano in buona misura le peregrinazioni di Ulisse”. 
Il cinema, diceva Giovanni Paolo II, è “veicolo di cultura e proposta di valori”. Nella confusione gnostica del cinema delle feste è bene non dimenticarlo mai.
“TRON“ CONTRO “NARNIA“ultima modifica: 2010-12-30T11:54:00+01:00da borgosotto
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